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In A Sleeping Mood In A Sleeping Mood

In A Sleeping Mood

intervista

Scritto da
Thiess
Data
Dicembre 21, 2012

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In A Sleeping Mood
In A Sleeping Mood

Musicologi in azione, il progetto In A Sleping Mood è raffinato e complesso, parto di musicisti tutt'altro che sprovveduti. Il loro "Draft" offre 7 tracce strumentali che rappresentano un viaggio mai banale. Ecco l'intervista alla band, per orientarsi tra le note e le stelle.

- Ciao, grazie per l’intervista concessaci. Parlateci di voi, come vi siete conosciuti?

- Ci siamo conosciuti nel marzo del 2007 durante una lezione di "Teoria ed elaborazione del suono" all'Università di Ingegneria Elettronica di Roma Tor Vergata. Eravamo studenti di Musicologia ed inevitabilmente abbiamo condiviso lo stesso percorso "accademico", ritrovandoci spesso a discutere e scambiare idee riguardo "i massimi sistemi" e in particolare dopo le lezioni di "Musica Elettronica" del Professore/Maestro Giorgio Nottoli, vere e proprie fonti di ispirazione per entrambi, capaci di farci svarionare per ore. L'idea di suonare insieme scaturisce proprio da uno di questi incontri dall'alto tasso di esaurimento mentale in cui abbiamo scoperto la nostra affinità musicale e artistica. In prinicipio furono i Kasma ma Il progetto vero e proprio nasce dopo un "warm up" di circa un anno di sviluppo di idee ininterrotto che ci ha portato alla registrazione di un ep che spaziava tra influenze di varia natura per lo più "dreamy", per poi espandere i nostri orizzonti verso la realizzazione di colonne sonore per cortometraggi di vario genere. Diciamo che siamo sempre stati attratti dalle atmosfere che la musica può creare più che alla struttura o alla forma di un brano. Di conseguenza ci siamo spostati verso un ambito più elettronico e aleatorio che ci permette di sperimentare e spaziare di più in questo senso.

- Da cosa nasce l’appellativo In A Sleeping Mood? C’è un motivo particolare per cui avete deciso di chiamarvi così?

- Eravamo alla ricerca di un nome in cui potessimo riconoscerci e che potesse in un certo senso descrivere la nostra musica. Poi però i generi si sono sovrapposti e scomposti… ora siamo troppo pigri per cambiarlo e forse ci piace richiamare a quelle atmosfere sognanti che ci caratterizzano. Per quanto mi riguarda (Donato) In a Sleeping Mood è una condizione universale in cui l'uomo è "imprigionato" in maniera più o meno conscia. Credo anche che in realtà sia un "imprigionarsi" e di conseguenza mi piace pensare che si possa scegliere di svegliarsi, perché no, attraverso il suono. Per me (Mauro) In A Sleeping Mood significa dare voce alla parte onirica di se stessi senza alcun filtro, affrontare la vita da svegli mantenendo un costante anelito verso la parte più "sopita" di noi. La musica è il ponte tra la veglia e il sonno. Noi cerchiamo di rimanere sempre nel mezzo!

- Il vostro sound è decisamente minimale ed atmosferico. Cosa vorreste raccontare con la musica, c’è una sensazione, un colore, un’immagine che in qualche modo, pensate vi contraddistingua?

- Come abbiamo accennato nella risposta precedente, per noi il suono e quindi la "musica" sono completamente avulse dalle categorie tempo e spazio create dall'uomo; di conseguenza non crediamo possa essere un veicolo monovalente di sentimenti o immagini predefinite (è evidente quanto Cage e il minimalismo ci abbiano massacrato le cervella!). Non cerchiamo di raccontare storie, ma di imprimere una forma più o meno riconoscibile a qualcosa che altrimenti sarebbe umanamente impalpabile.

- Ci sono state band del passato che vi hanno in qualche modo fatto innamorare della musica?

- Uaaaaaaa! La lista sarebbe talmente lunga che dovremmo fare un intervista a parte…Ad ogni modo non siamo di quelli che nascondo le proprie influenze, anzi… ci innamoriamo costantemente e non possiamo fare a meno di assorbire ed omaggiare appena ne troviamo occasione. Per fare alcuni: Messiaen, Radiohead, Efterklang, Stockhausen, Vinicio Capossela, Alva Noto.

- In cosa pensate di dover ancora migliorare e crescere? Riascoltando il vostro EP ora, c’è qualcosa che cambiereste?

- Questa è una bella domanda. Ogni qual volta terminiamo un "discorso" musicale, che può essere un EP o piuttosto una colonna sonora, ci troviamo a riconsiderarla totalmente, pensando di aver potuto fare di più e meglio. Essendo due persone costantemente affamate musicalmente, non passa tempo in cui non siamo alla ricerca di qualcosa di nuovo. Purtroppo siamo molto critici con noi stessi e spesso non riusciamo a vivere con animo leggero delle decisioni "creative" (che consideriamo banali), trovandoci spesso a rimuginare e riconsiderare qualsiasi aspetto nel minimo dettaglio, forse anche troppo!!! "Draft" ne è un esempio… E' stato solo grazie al nostro amico/manager/mentore/guida spirituale Giovanni Amoroso che questo EP ha avuto luce… Altrimenti per noi sarebbero rimaste solo delle "bozze", degli "esercizi di stile" da chiudere in un cassetto e da aprire solo in caso di disperato bisogno di rimuginare!

- Non è facile trovare pubblico in Italia, credo lo sia ancor di più quando si parla di generi così raffinati ed interamente strumentali come il vostro. Che idea vi siete fatti del pubblico Italiano e di chi gestisce la scena‚ “live” in Italia?

- Diciamo che non abbiamo mai pensato che ci potesse essere un "problema" di pubblico. Consci del fatto di portare avanti un progetto "particolare", non abbiamo mai cercato di arrivare a più gente possibile. O due o duemila persone per noi non fanno differenza. Il nostro desiderio è quello di essere Ascoltati nel senso più intimo e profondo del termine. Ovviamente vogliamo cercare di vivere attraverso la nostra musica, ma per ora ci piace continuare ad essere dei "Sognatori!" La situazione Italiana per molti versi non è del tutto differente da quella inglese a dire il vero. Il locale ha bisogno di incassare di conseguenza la band suonerà solo se riuscirà a portare un degno quantitativo di ascoltatori e bevitori. La differenza sostanziale sta nel fatto che il musicista all'estero riceve molte più attenzioni ed ha una considerazione sociale maggiore. Il pubblico non manca mai perché sono moltissime le persone interessate a qualcosa di nuovo ed interessante da ascoltare. In Italia di realtà interessanti, attente e attive ce ne sono (festival, locali, webzine) il problema è che il più delle volte sono piccole, autogestite e mancano di un appoggio istituzionale per poter crescere e andare avanti. Per non parlare del solito problema "essere amico di o figlio di" che ci ha tagliato le gambe non poche volte soprattutto con il nostro progetto parallelo "Everyman" (del quale uscirà a breve il nuovo EP).

- Cosa vi ha ispirato e cosa vi ispira nella creazione dei pezzi?

- Non crediamo nel concetto romantico di ispirazione. I nostri brani nascono da un flusso di coscienza sonoro che potrebbe essere infinito. Consideriamo del tutto naturale e spontaneo l'atto creativo e artistico. Un atto quasi autogenerativo: siamo sempre nel posto giusto al momento giusto.

- Avete mai pensato di coinvolgere un cantante? Pensate possa sposarsi con la vostra proposta musicale?

- La voce è uno strumento molto importante e molto probabilmente sarà presente nelle nostre prossime produzioni, sicuramente non in veste tradizionale (vd. Ananke in "Nebula" EP).

- Vedremo presto un album targato In A Sleeping Mood?

- Speriamo che ciò avvenga il più presto possibile. Purtroppo sono troppe le cose che girano attorno alla musica e che noi a mala pena sopportiamo. Il più delle volte non siamo capaci di gestire tutte le cose che fanno da corollario ad una scelta DIY come la nostra. Comunque gli In A Sleeping Mood sono in costante fase creativa, e di sicuro ascolterete qualcosa di nuovo a breve (aspettando l'album).

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