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Tankard Tankard

Tankard

intervista

Scritto da
Zarathustra
Data
Luglio 30, 2012

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Tankard
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Fra le istituzioni "minori" (rispetto a colossi come Sodom e Kreator) ma pur sempre di spicco del metal tedesco, i Tankard hanno una fama da band irriducibile e coerente. "A Girl Called Cerveza" è il loro quindicesimo album, e ce lo racconta Gerre, il cantante della band.

- Ciao Gerre, è un piacere averti qui su Stereo Invaders. Allora, parlaci di "A Girl Called Cerveza" - della lavorazione del disco e di qualche curiosità, se c'è.

- Ciao! Allora, l'aspetto principale che ha influito sulla lavorazione dell'album è stata la possibilità di lavorare ancora con Michael Mainx, che già aveva prodotto il nostro disco precedente. Ci siamo ritrovati di nuovo negli studi di Francoforte, e devo dire che siamo estremamente soddisfatti del sound che ne è venuto fuori. Se in "Vol(l)ume 14" l'effetto che ne veniva fuori era quello di un suono chiaro e "trasparente", qui il risultato è secondo me ancora migliore, perché ogni strumento ha la sua dimensione e il suo spazio. Siamo davvero soddisfatti di come è venuto fuori questo disco! Il processo dietro è stato sostanzialmente simile alle nostre abitudini: Andy (il chitarrista della band, ndr) ha scrittto tutti i pezzi, perlomeno nell'ossatura, nel suo studio a casa, dopodiché ci siamo ritrovati assieme e abbiamo fatto le nostre aggiunte. Il titolo, invece, è una vecchissima idea di Frank (il bassista, ndr), che deriva dai nostri viaggi in Sudamerica, in Brasile soprattutto: immagina questa ragazza, che in realtà è una donna corpulenta e sgraziata - un vero personaggio!

- "The Metal Lady Boy", quinta traccia del disco, vede la partecipazione di Doro Pesch. Come vi siete trovati?

- È divertente, perché siamo sempre stati grandi fan di Doro - io, in particolare, stravedo per lei da decenni. Eravamo infatti ad un suo concerto, e lei ci disse "perché non salite sul palco a suonare un pezzo con me?" - è stato molto naturale, ci siamo trovati molto bene, il suo pubblico ci conosceva e ci ha accolto con il solito calore. Dopo, nel backstage, fra una birra e l'altra, scherzando le dissi che doveva cantare un pezzo nel nostro album, e lei disse subito di sì - mi ha sorpreso! Comunque sia, le abbiamo mandato il demo del pezzo, le è piaciuto e ha inciso le splendide parti vocali che puoi sentire. Tutto molto semplice, il che è un po' strano se pensi che Doro è un'icona, ma è davvero facile e divertente suonare con lei.

- Cosa pensi della scena attuale in Germania? Che tipo di pubblico vedi ai concerti dei Tankard?

- Devo dire che oggi mi pare ci sia una scena metal abbastanza grande e diffusa. Da una parte è bello vedere persone che ci seguivano sin dagli inizi crescere e invecchiare assieme a noi, quando li vedo ai concerti mi fa sempre piacere perché sono quei fan che ci hanno permesso di andare avanti in questi anni con il loro supporto. Però è bellissimo (e probabilmente sarebbe molto meno stimolante continuare se non fosse così) vedere sempre facce nuove, ragazzi anche molto giovani che scoprono il thrash e il metal classico...da questo punto di vista possiamo di sicuro dire che la scena tedesca è forte.

- L'estate è la stagione dei festival, e quindi dei grandi concerti. Quali sono gli show che ricordi con più piacere?

- Di tutta la storia dei Tankard? Oddio, è difficile! Se parliamo di concerti "normali" le soddisfazioni più grandi ce le ha date il Sud America - il pubblico che c'è lì è davvero unico, con una passione incredibile per il metal. Abbiamo suonato a Bogotà, in Colombia, ed è stato il concerto più selvaggio della mia carriera! Qualche mese fa anche lo show in Messico è stato davvero meraviglioso. Invece l'emozione più grande della mia carriera di musicista è stato suonare all'Olympiastadion di Berlino, quello della finale dei mondiali del 2006. Devi sapere che noi abbiamo inciso l'inno dell'Eintracht Frankfurt (la squadra di calcio della loro città, ndr), e siamo stati invitati a suonarlo prima della finale della Coppa di Germania del 2006, con lo stadio pieno: un momento indimenticabile.

- Guardare indietro a trent'anni di carriera deve dare un senso di vertigine, no? Quando avete cominciato pensavate di riuscire a diventare quello che siete oggi?

- Assolutamente no! Quando abbiamo cominciato eravamo un gruppetto di fan metal, fra noi e i nostri amici più stretti eravamo una quindicina al massimo, e non ci saremmo mai aspettati di poter avere una carriera così lunga come musicisti. Siamo estremamente fieri di quello che abbiamo costruito, davvero. Nonostante tutto quello che può essere successo in questi anni non ci siamo mai arresi. A differenza di molti altri gruppi thrash, non siamo mai scesi a compromessi nei periodi bui, non abbiamo cercato un cambio di stile dettato dalle mode negli anni Novanta, quando il thrash era visto con ostilità da tutto il music business. Non abbiamo mai fatto il balletto di scioglimenti e reunion a cui molti gruppi si dedicano per fare qualche soldo. In trent'anni, abbiamo pubblicato quindici dischi, due DVD e due best of: no, devo dire che non ce lo saremmo mai aspettati.

- Quindi non c'è mai stato un momento in cui avete pensato che non ne valesse più la pena?

- Mai, mai, mai. Nemmeno per un istante. Nemmeno quando, nel 2000, ho dovuto subire un'operazione alle tonsille e la mia voce ne ha risentito molto - ho perso potenza, non riuscivo più a cantare come prima. Lì ci siamo fermati per qualche mese, abbiamo fatto pochissimi concerti, ma non c'è mai stato il dubbio: avremmo continuato ad ogni costo.

- Parlavi dei cambi di stile: il fatto di aver mantenuto uno stile tutto sommato omogeneo nel corso della carriera non vi sta un po' stretto?

- Il fatto è che la musica che suoniamo ci rispecchia come persone da ogni punto di vista. Da un punto di vista musicale ci divertiamo e ci viene molto naturale suonare così, mentre se guardi i testi trovi alla fine un bel mix, fra pezzi più divertenti e altri che magari sono più aggressivi o anche riflessivi.

- A proposito di testi, ci puoi dire di più su "Fandom At Random", dal nuovo disco?

- Certamente! Allora, partiamo dal fatto che è bellissimo avere dei fan, cioè delle persone che apprezzano il tuo lavoro e ti supportano. Però in alcuni casi vediamo come i fan vadano oltre, arrivando ad un'identificazione ossessiva con la celebrità di turno. Vivono attraverso le persone famose, si identificano in loro e rinunciano alla loro "autonomia". A quel punto essere fan diventa qualcosa che ti indebolisce invece di arricchirti.

- Avete in programma, al di là delle apparizioni ai festival, un tour in Germania o in Europa?

- Purtroppo non possiamo proprio, abbiamo tutti dei lavori durante la settimana e non abbiamo la possibilità di prenderci tre-quattro settimane per suonare e basta. Per poter suonare la musica che si ama, d'altra parte, bisogna scendere a compromessi da qualche parte.

- Voi siete un gruppo molto "tedesco", più di altri, come tipo di proposta e come tematiche. Quando suonate all'estero ricevete un'accoglienza altrettanto calorosa?

- Al di là del Sud America, di cui ti dicevo prima, più o meno ovunque siamo andati siamo stati accolti molto bene dal pubblico. Ci divertiamo molto a suonare in giro per l'Europa - Spagna, Italia, Grecia, Finlandia...è un grande piacere vedere che i Tankard non siano solo un gruppo amato dai fan tedeschi ma possano "parlare" a ragazzi che vivono dalle parti opposte d'Europa.

- Pensi che oggi un gruppo di ragazzi che vogliano suonare metal possa aspirare ad una carriera così lunga come la vostra?

- Oggi ci sono determinate difficoltà con cui confrontarsi. La prima differenza che mi viene in mente è la concorrenza: ci sono davvero tantissimi gruppi. Quando abbiamo cominciato noi ovviamente non era così, la scena stava nascendo o comunque stava muovendo i primi passi. Credo si sia persa anche un po' di "innocenza" nel lato business, è un aspetto con cui io fatico tuttora a confrontarmi - non capisco proprio i giochi politici all'interno delle label e fra label, non fanno per me. Per avere promozione di un certo tipo (ad esempio su Metal Hammer o su altre riviste di questo livello) bisogna essere sotto contratto con una determinata casa discografica, che possa far pressione per dare visibilità ad un prodotto...una di queste è Nuclear Blast, che è molto forte e fa ottima pubblicità ai suoi gruppi. Ma ripeto, è un mondo in cui non mi trovo a mio agio. Dall'altra parte c'è ovviamente una maggiore possibilità di raggiungere fan lontani grazie a internet...

- ...Di cui però si parla più spesso per il fenomeno dei download illegali. Cosa pensi al riguardo?

- Vero, internet ha un lato oscuro molto grosso. Si è arrivati ad un punto in cui i musicisti non guadagnano più - e non parlo di grossi guadagni, parlo di poter sopravvivere dignitosamente. Questo ovviamente penalizza il movimento, penalizza tutti quanti perché porta ad esempio ad un aumento dei biglietti dei concerti.

- Ti tieni aggiornato sulle nuove uscite?

- Diciamo di sì, resto fan di un genere di metal abbastanza specifico - diciamo lo speed power classico, degli anni Ottanta - ma cerco comunque di farmi un'idea su quello che succede, ascolto qualcosa di nuovo ma è raro che mi dia le sensazioni dei miei dischi preferiti. Anche quando lavoro come dj la richiesta è soprattutto di pezzi classici, non sono l'unico ad essere rimasto affezionato!

- Se dovessi consigliare ad un giovane fan dei dischi davvero imprescindibili...?

- Così su due piedi rischio di dimenticarmi qualcosa che magari adoro, ma ci provo lo stesso. "Heavy Metal Maniac" degli Exciter è secondo me un album che non può mancare nella collezione di un metallaro, così come "Fire Down Under" dei Riot. "The Years Of Decay" degli Overkill in ambito thrash è un classico, intoccabile, e allo stesso modo i primi tre album dei Metallica. E poi gli Omen, i dischi del periodo classico, e molti altri ancora...

- Per chiudere, hai qualche memoria piacevole legata ai tuoi concerti in Italia?

- Oh, sì, ci divertiamo sempre un mondo! Mi ricordo una volta in un locale a Prato (il Siddharta, ndr), vicino Firenze, era molto bello per suonare e dopo fui sorpreso nel vedere che all'uscita dei fan metal entrarono ragazzi e ragazze che erano lì per la discoteca, davvero una scena curiosa. Spero di tornare presto a suonare da voi!

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