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Silence Oath Silence Oath

Silence Oath

intervista

Scritto da
Thiess
Data
Luglio 13, 2012

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Silence Oath
Silence Oath

I Silence Oath sono una one man black metal band proveniente dal veronese, potreste ritenerla non troppo innovatva nella miscela symhponic-epic-black che propone, ma a noi l'approccio è piaciuto, la sostanza c'è, mentre spesso in giro, tolta tutta la forma, accattivante quanto si vuole, rimane solo fuffa. La parola a Filippo, deus ex machina dei Silence Oath.

- Ciao Filippo! Grazie mille della disponibilità. Parlaci un po’ di te, come nasce l’amore per la musica?

- Ciao e grazie a voi per l’interesse! Allora, come posso cominciare…innanzitutto mi presento, sono Filippo, ho 24 anni e provengo dalla provincia di Verona, una zona dalla fervente scena metal, ma dove purtroppo scarseggiano i locali e l’interesse della società modaiola per questo tipo di musica. Al di là di questo, il mio amore per la musica nasce tanto tempo fa; ero un bambino che viveva in un piccolo paese di montagna, con poche possibilità di relazione sociale. Già a 7 anni avevo formato un gruppetto con mio fratello (un chitarrista) e mia sorella (una bravissima pianista), e suonavamo in casa con chitarre e una batteria finta fatta da scatoloni. Probabilmente anche la loro influenza mi ha spinto ad appassionarmi alla musica. Tra varie forme d’arte che ho sperimentato, ho pian piano iniziato a rendermi conto che la musica stava davvero avendo un ruolo dominante ed ho sviluppando un buon orecchio per le melodie e per il ritmo. Ho iniziato a suonare la chitarra e a cantare in casa, così, per gioco e da allora sono sempre stato un autodidatta, riuscendo così a suonare anche più strumenti…senza eccedere in tecnicismi ovviamente, ma qualcosa riuscivo a combinare. Più o meno dalla prima-seconda media ho iniziato seriamente ad appassionarmi al metal con Metallica e Iron Maiden, mentre prima ascoltavo più che altro cose come Guns’n’Roses, Oasis, Litfiba, Green Day, Roxette ecc…e tante band che adoro tutt’ora. Ma la vera svolta fu con “Nightfall In Middle-Earth” dei Blind Guardian, un album che mi aprì le porte ad un modo di intendere il metal che non sapevo esistesse. Ero estasiato da tutte quelle melodie, quelle atmosfere. Da lì è stata una costante crescita e passione, inizialmente per le forme più melodiche del metal, poi per quelle più sinfoniche, poi anche per le forme estreme, ed ora eccomi qui, con una passione smisurata per la musica: mi piace tutto ciò che è fatto con il cuore e sa far vibrare l’anima, dalla musica sinfonica e cinematografica ad ogni tipo di metal. Ma la musica per me è anche più di tutto questo: è una vera e propria valvola di sfogo, uno strumento per sentirmi realizzato e per esprimere tutto quello che ho dentro.

- Perché hai deciso di chiamare il tuo project Silence Oath?

- Che bella domanda! Beh, innanzitutto è doveroso dirti come è nato il progetto: Silence Oath è nato nel 2007, tra i banchi del liceo. Durante varie lezioni mi ritrovavo a scrivere versi e ad ideare un album per divertimento. Dal 2004 fino all’aprile del 2012 ho suonato la chitarra e cantato in una band fondata da me e da un mio amico, i Soul Guardian (sciolti da qualche mese). Con questa band inizialmente suonavamo power metal molto melodico, quindi volevo esprimere anche un lato più oscuro della mia personalità ed ecco come nasce il progetto Silence Oath. Il nome è una sorta di metafora: spesso mi ritrovavo (come capita a volte anche tutt’ora) a nascondere alcuni lati di me stesso come la tristezza, la rabbia o il disagio, quindi è come se in qualche modo stessi facendo un “giuramento del silenzio” a me stesso, senza essere in grado di sprigionare queste emozioni nascoste. L’intento del progetto è stato fin da subito quello di mostrare e far uscire una parte diversa di me, una parte più oscura e negativa, per rompere idealmente questo “giuramento” fatto a me stesso, attraverso una musica più violenta rispetto ai miei standard; pertanto il nome è entrato giusto giusto in questa prospettiva. Parallelamente a questo significato velato, cercavo anche un nome diretto e semplice, d’effetto: all’inizio infatti il nome era solo “Oath”, poi ho riscontrato un’omonimia con altre band e ho deciso quindi di personalizzarlo ulteriormente aggiungendo il sostantivo “Silence”, coerentemente col significato e le intenzioni che mi ero preposto all’inizio.

- Cos’è per te fonte di ispirazione nella creazione dei brani? Quali argomenti hai trattato nei tuoi pezzi?

- Per questa risposta mi ricollego alla precedente; le fonti sono varie, ma derivano soprattutto dalle emozioni umane più nascoste e cupe, dalla consapevolezza della triste realtà che circonda i nostri occhi giorno dopo giorno, da una società impazzita che ha ormai perso di vista i valori davvero importanti della vita. A livello di liriche, non mi piace parlare puramente di religione o di politica; in merito alla politica, sono un totale apolitico, e ritengo che sia un mondo davvero schifoso dove non ci sia più una coscienza, dove tutti sono alla costante ricerca esclusivamente di un nuovo metodo per schiacciare qualcun altro, fottendosene di mettere mano ad un sistema che sta andando repentinamente alla rovina. In merito alla religione, ritengo sia un argomento più grande di me, quindi mi sentirei fuori luogo a parlarne. Preferisco concentrarmi su cose più umane, legate alle emozioni, perciò nei testi dei Silence Oath spesso preferisco tralasciare questi argomenti e mi concentro più sui sentimenti più bui ed oscuri dell’uomo, inseriti molte volte in un’ottica metaforica, misantropica o pessimista. A volte invece traggo ispirazione semplicemente da scenari horror o da storie tenebrose, cercando di crearne idealmente una colonna sonora. A proposito di significati, il pentacolo rovesciato inserito nel logo dei Silence Oath, vuole essere semplicemente un simbolo che indica questa negatività ed il male interiore dell’umanità. Chi mi conosce, sa che io sono una persona abbastanza solare, positiva; cerco di vedere sempre il buono delle persone e della vita, ma allo stesso tempo la vita stessa è una lotta costante e giornaliera, molte volte è bastarda fino al midollo; siamo sempre in bilico tra momenti di vittoria e momenti in cui la rabbia o la tristezza prendono le redini della nostra mente. In certi momenti vediamo una prospettiva, vediamo una speranza, ed in altri ecco arrivare qualcosa di inaspettato che fa precipitare l’autostima, qualcosa che impedisce alla mente di focalizzare gli obiettivi, ci rende schiavi della paura e ci fa deprimere. E’ inevitabile che questi sentimenti più neri e soffocanti vengano a galla in molte occasioni, come penso accada a chiunque abbia un minimo di sensibilità…e nel mio caso vanno dritti dritti in un testo dei Silence Oath ahah!

- Se dovessi definire la tua musica, come lo faresti?

- Beh, devo necessariamente fare una distinzione: il mio primissimo album “Cursed” del 2007 era nato per gioco, quindi i testi erano volutamente stupidi, ricchi di parolacce e scenari pseudo-gore al limite del grottesco. Così come i testi, anche la musica e le voci erano volutamente poco curate e ho impiegato poco tempo per registrare il disco, a casa mia, con un microfono penoso. In quel caso la musica dei Silence Oath era un miscuglio di black e death marcio, volutamente privo di tecnica, spesso fuori tempo, con qualche accenno di tastiera in alcuni pezzi, per non parlare della voce: era la prima volta che mi cimentavo nel growl, poiché canto in clean da sempre, e i risultati erano piuttosto tragicomici. Sul serio, non auguro a nessuno di sentire quel disco! L’anno seguente ho però iniziato a scrivere “Beneath A Bleeding Sky”: questa volta volevo un disco serio, che non fosse solo un passatempo e che non fosse un gioco. Quindi ho raffinato lo stile, programmando con più cura la drum-machine e molte orchestrazioni. I testi e gli arrangiamenti sono diventati molto più curati e maturi (anche se a dirla tutta, ora come ora ci rimetterei mano per arricchirli ulteriormente), così come la registrazione, che ho curato assieme al mio amico e collega Nicolò nei suoi studi casalinghi. Lo stile con cui definirei “Beneath A Bleeding Sky” è un black sinfonico standard che ho però cercato di arricchire con maggiore personalità melodica e varietà vocale (growl, scream e clean). Per il terzo album sto adottando uno stile ancora più complesso ed originale, unendo ad una base sympho-black anche alcune influenze avantgarde ed altre progressive, ispirate a band come gli immensi Opeth.

- Hai mai pensato di coinvolgere altre persone nel tuo progetto?

- La tua domanda capita a pennello: proprio in quest’ultimo mese ho cercato gente per portare il progetto on stage. Ho già domandato a diverse persone e sembra siano disponibili; ho chiesto direttamente a persone che conosco, quindi prima di tutto amici, ma che comunque sono validi e preparati musicalmente. Se la cosa prenderà piede, avrò tra le mani una sorta di super-band con alcuni ottimi esponenti dell’underground veronese e io ne sarei felicissimo, ma bisognerà attendere e vedere se la cosa effettivamente partirà. Sai, sia io che tutti questi ragazzi siamo impegnati fino al collo, lo so bene, pertanto credo bene che per loro sia un grosso impegno dare credito a me, che voglio portare in live il mio progetto solo per un obiettivo di soddisfazione personale. In altre parole, mi farebbero un grande favore, ed è per questo che l’uscita live che ho in mente sarebbe limitata ad una sola ed unica data. Vorrei organizzare una piccola serata symphonic black, magari con un’altra o altre due band symphonic black della zona, ma poi basta, tornerebbe ad essere un semplice progetto solista. Certo, mi piacerebbe fosse una band a tutti gli effetti, ma non credo proprio che tutti siano disposti ad accettare ogni mia singola idea, e Silence Oath è nato anche per potermi esprimere liberamente senza altri pareri. A livello di collaborazioni, inoltre, per “Beneath A Bleeding Sky” ho coinvolto lo stesso Nicolò da cui ho registrato l’album, per eseguire i solos di chitarra. Lui è un chitarrista spettacolare, ha una tecnica enormemente più grande della mia (io faccio quello che posso, in quanto autodidatta) e ha volentieri accettato di registrare i solos per quell’album.

- Hai usato una Drum Machine in "Beneath A Bleeding Sky"? Da cosa è nata questa scelta?

- Più che una scelta, si è trattato di una cosa ovvia e forzata dagli eventi. Mi spiego meglio: essendo una one-man-band, suonare la batteria per una musica così veloce e precisa, per me sarebbe stato impossibile. Se mi metti dietro ad una grancassa e qualche fusto, qualcosa di lento te lo so fare, ma non potrei mai suonare metal, senza un’ottima preparazione. Inoltre all’epoca non conoscevo batteristi interessati a questo progetto e non possedevo nemmeno i microfoni adatti per registrare una batteria. Quindi ho ovviato al problema programmando al computer la drum-machine; in fondo lo fanno tantissime one-man-band: basti pensare che per esempio gli stessi Necrophagist o anche i Theocracy erano inizialmente delle one-man-band con batteria campionata a seguito, rispettivamente nei loro album d’esordio “Onset Of Putrefaction” e “Theocracy”; poi hanno avuto un discreto successo diventando bands a tutti gli effetti… chissà che non capiti anche a me una bella botta di fortuna ahahah!

- Progetti per il futuro? Ci sono già nuovi brani pronti?

- Molti progetti a dire il vero: proprio in questo mese ho concluso la scrittura del mio prossimo disco dei Silence Oath, dopo un anno dall’inizio della composizione. Musicalmente ci saranno solo 2 brevi brani orchestrali e 5 canzoni effettive, molto lunghe e complesse; come già accennavo, questi brani saranno ricchi di cambi di tempo, parti acustiche, partiture ancora più sinfoniche e ricercate. Lo registrerò sempre dal mio fedelissimo socio Nicolò e mettendo a frutto le nuove tecniche sperimentate in questi ultimi anni dovremmo riuscire a tirare fuori un ottimo album, ma questo si vedrà direttamente in fase esecutiva. A livello di testi ho già in mente la direzione tematica, ma devo ancora metterci mano seriamente, anche se posso anticiparvi che probabilmente si intitolerà “The Abyss Of Conscience” ed avrà come tema il rapporto uomo-peccato, o qualcosa di simile. Invito inoltre i lettori a seguirmi nell’altro mio progetto solista chiamato Tezza F., attivo dal 2006, del quale ho finito il mixaggio del nuovo album “The Message” giusto l’altro ieri e sarà prestissimo disponibile per l’ascolto e il download su internet: sono 70 minuti di power metal con svariate influenze…diciamo che quest’altro progetto rappresenta il mio lato “buono” ahah! Infine, collaboro in una band symphonic-folk metal assieme ad un altro mio amico e ad una cantante lirica, ma su tale progetto ho ancora ordini di mantenere uno stretto riserbo eheh... Dico solo che stiamo procedendo con la composizione del primo demo. Per il futuro sono in ballo anche ulteriori collaborazioni, si vedranno tempo e disponibilità.

- Grazie per la disponibilità, un saluto da Stereo Invaders webzine.

- Grazie mille a voi per la disponibilità ed il supporto! Scusate se ho parlato molto ma ne ho approfittato per presentare un po’ i miei vari progetti, visto lo spazio che mi avete concesso. Seguite i miei progetti su facebook, myspace, reverbnation e teniamo assieme alta la bandiera del metal underground! Un saluto ai lettori, alla prossima!

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