Inizia da "The Essence Remains" la carriera de L'Alba Di Morrigan, un sound rock unito a sentori alternative e dark, amalgamato alla perfezione da una personalità artistica già vibrante e conclamata. Ecco l'intervista alla promettente band italiana.
- Per prima cosa grazie per la disponibilità. Parlateci un po’ di voi. Come vi siete conosciuti e soprattutto, come nasce in voi la passione per la musica?
- Ciao Stefano, grazie a te. Bene, io e Alessio eravamo vicini di casa, all’età di 14 anni gli passai qualche album degli Iron Maiden e degli Helloween e da quel momento ebbe inizio il suo percorso nel mondo del rock-metal. Qualche anno dopo decise di suonare il basso. Luca fin da bambino aveva la mania di percuotere qualsiasi cosa, ma il vero amore per la musica nacque dopo l’ascolto di alcuni brani dei Queen. Ai tempi del liceo entrò a far parte della sua prima band, dove conobbe Alessio. Io ascolto rock e metal da quando sono nato praticamente, poi che mio fratello Giampiero ha sempre avuto un gran gusto in materia musicale, quindi direi che la passione nella musica in me c’è sempre stata.
- Mi ha molto colpito il vostro nome, L’Alba Di Morrigan. Come mai avete deciso di chiamarvi così?
- Abbiamo meditato molto sulla scelta del nome, l’idea era quella di trasmettere una sonorità in “chiaro-scuro”. Il significato del nome L’Alba di Morrigan è il seguente: Morrigan rappresenta la violenza,la guerra; è la regina dell'eros disseminatrice di odio e quindi metaforicamente Dea dell'oscuro. L'alba è il momento in cui le tenebre si dissipano per lasciare spazio alla luce. Ebbene "L'Alba di Morrigan" è quel breve momento di equilibrio tra "giorno" e "notte". Il perfetto connubio tra la parte più oscura dell'umanità e quella più nobile. Il breve istante nel quale entrambi coesistono armonicamente in equilibrio senza prevalere l'uno sull'altro interrompendo anche se solo per pochi attimi il dualismo (iranico) del quale l'uomo è schiavo.
- Se doveste definire la vostra musica, magari accostandola a dei colori o delle sensazioni, come lo fareste?
- I colori dell’art-work sia di “The Essence Remains” che di “The Circle” sono rappresentativi ed esprimono ciò che la musica vorrebbe “disegnare”. Gli aggettivi per descrivere la nostra musica, potrebbero essere molteplici, malinconia, introspezione, ma anche di speranza, amenità. La copertina rispecchia perfettamente i sentimenti e gli intenti del nostro sound. Il grafico che ha realizzato la copertina è un bravissimo artista portoghese, il suo nome è Helder Pedro Moreira ed ha già collaborato con grandi artisti come i God Is An Astronaut, Jakob ecc… E' assolutamente un grande professionista.
- Quali argomenti avete toccato in “The Essence Remains”? C’è stata una sensazione che vi ha emotivamente spinti più di altre a comporre i brani del disco in questione?
- Ci sono diverse tematiche trattate all’interno di “The Essence Remains”. "Silence" è un elogio palesemente ispirato al concetto Zen di "silenzio", "Snowstorm" e' metafora dell'inverno della vita con conseguente "rinascita" del tutto, "Holy Mountain Pt.1 e 2" è la nostra trasposizione in musica e testi sul significato del grande lavoro cinematografico di A.Jodorowsky, "Lilith" parla fondamentalmente delle debolezze umane, "The Essence Remains" racconta di un uomo che sta attraversando un'esperienza di pre-morte e rivaluta i suoi trascorsi vissuti con logiche differenti o meglio "superiori". In realta' l'unica canzone in controtendenza e' "The Fairies' Circle" un brano che parla dell'immenso fascino del gentil sesso, un testo doveroso nei confronti di una donna alla quale personalmente ho voluto molto bene.
- Il vostro è un sound raffinato, ma capace anche sicuramente di attirare anche un buon numero di pubblico. Quale riscontro state avendo?
- Siamo felici del riscontro positivo che stiamo ricevendo, ovviamente siamo consapevoli che le nostre canzoni non possono piacere a tutti, ma siamo davvero contenti del risultato attuale.
- Quale pensate sia lo stato di salute della musica in Italia? Trovate di essere supportati a sufficienza, di avere i giusti spazi per esibirvi?
- Se devo essere onesto no, purtroppo come ben saprai, lo stato di “salute” della musica in Italia non è dei migliori, come molte altre cose purtroppo. I locali non sono molti e a volte neanche organizzati per supportare determinati spettacoli. Diciamo che suonare live di questi tempi è un vero casino. Abbiamo avuto il piacere di essere stati inglobati nella magnifica famiglia della My Kingdom Music, di Francesco Palumbo che sta svolgendo davvero un ottimo lavoro e ne approfittiamo per salutarlo.
- Vi vedremo presto dal vivo? Se sì, dove e quando?
- In realtà, abbiamo già iniziato a promuovere dal vivo “The Essence Remains” proprio pochi giorni prima dell’uscita del disco stesso. Tutti i nostri show vengono pubblicati sulla nostra pagina ufficiale facebook e i vari canali che lo consentono e invitiamo tutti gli utenti a seguirci sui nostri social in modo da essere sempre aggiornati su nuovi eventi.
- Quali pensate siano i punti deboli del vostro sound? In cosa vorreste migliorare ancora?
- Presumo che ogni musicista che si rispetti, sa bene che non smetterà mai di imparare una volta intrapreso il suo percorso musicale. Fondamentalmente, desideriamo migliorarci sia come musicisti singoli che come band. Non ti nego che nel prossimo disco ci saranno delle novità a livello compositivo,“sonoro” e stilistico, ma preferisco non svelare nulla per ora e concentrarci sulla promozione di "The Essence Remains".
- Un saluto da Stereo Invaders webzine, spronandovi a continuare così, perché la vostra musica ci ha indubbiamente colpiti.
- Vi ringraziamo con tutto il cuore per lo spazio concessoci con questa intervista che devo dire, tra le tante ricevute è quella che ci è piaciuta di più. Siamo felici che siate rimasti colpiti dalla nostra musica. Un saluto a te e a tutti i lettori di Stereo Invaders da parte nostra.







