Interviste

PDFStampaE-mail

Interviste Interviste Dimmu Borgir
 

Dimmu Borgir Dimmu Borgir

Dimmu Borgir

intervista

Scritto da
Lestath510
Data
Ottobre 15, 2010

Image Gallery

Dimmu Borgir
Dimmu Borgir

"Abrahadabra" è il nuovo macigno piovuto sulla scena metal da parte dei Dimmu Borgir. Ogni loro nuovo album è un album "discusso", e certamente questa ottava fatica non si caratterizza per un profilo "understatement". Dopo la rivoluzione in line-up, questo è il sound della band nel 2010. E queste sono le loro dichiarazioni (ah .... se vi piacciono le band che indossano semplicemente dei blue jeans, dedicatevi ad altro, magari un'intervista alla D'Urso su Vanity Fair!)  

- Ciao, grazie per questa intervista. E' appena uscito il vostro nuovo album, "Abrahadabra", quindi la prima domanda, d'obbligo, è di raccontarci quello che c'è da sapere sul disco...

- Fondamentalmente è un concept, abbiamo dovuto trovare un modo per far convergere tutti i vari elementi che lo compongono in una forma unica, un corpo omogeneo, molte liriche riguardano cose come il karma, la reincarnazione, la trasformazione, e abbiamo elaborato anche le critiche e tutto l'ambiente che ci ha circondato in questo ultimo intenso periodo di vita della band.

- Quali sono le principali connessioni tra questo album e i vostri precedenti?

- Molto semplicemente, abbiamo cercato di portare avanti la musica per la quale siamo conosciuti, al contempo è molto importante riuscire a progredire e non ripetersi, non abbiamo paura di abbattere barriere. Ci sono molte novità su questo album e personalmente non voglio legarlo a nulla del nostro passato.

- Come siete riusciti a far convivere la musica che avevate in mente e i vostri strumenti con la componente orchestrale presente in modo molto massiccio sull'album?

- Innanzitutto è fondamentale avere un buon canale di comunicazione con le persone con le quali si lavora, ci sono un'infinità di dettagli da considerare. Sostanzialmente in fase di pre-produzione il pezzo veniva sviluppato dalle keyboards e poi riportato successivamente in chiave orchestrale con tutto il lavoro necessario e forti di uno strettissimo e costante contatto con l'orchestra.

- Questo album vi ha richiesto un tempio più ampio di lavorazione rispetto al solito?

- Esattamente un anno, dai primi passi nel nostro studio personale fino alla realizzazione completa del CD. E' stato faticoso ma comunque molto divertente.

- La scelta di mostrare dettagli della copertina con un conto alla rovescia online è stata una vostra idea o un suggerimento del vostro managment in chiave di marketing?

- E' stata un'idea promozionale della label, noi siamo quelli che facciamo musica, loro sono quelli che devono venderla.

- Quanto siete coinvolti nell'immagine pubblicitaria della vostra band, fortemente spettacolare, visto che avete appena detto che a voi compete il creare musica, mentre il resto riguarda chi deve venderla e promuoverla. Quanto vi sentite "proprietari" della vostra immagine e quanto invece appartiene allo staff che vi circonda?

- In realtà noi siamo molto coinvolti, fino a dettagli che forse la gente neanche immagina o nota. Ad esempio la copertina, che è un primo intenso messaggio di comunicazione riguardo alla direzione nella quale vuoi andare. Direi che il 70% di tutto ciò che ci riguarda ci appartiene. Anche se la musica naturalmente è il piatto forte, la vera parte importante, ma proprio per questo l'immagine deve andare di conseguenza, allo stesso livello.

- Non tutti i musicisti che si dedicano a tematiche forti, magiche, occultistiche sono poi veramente coinvolti nei propri messaggi, e nella propria immagine. Voi come vi ponete al riguardo?

- A noi piace occuparci anche della componente visiva oltre che della musica. Quando vedi una band dal vivo vuoi vivere un'esperienza; non c'è nulla di stimolante esteticamente nell'avere davanti un gruppo di musicisti vestiti con dei normali blue jeans e delle qualsiasi scarpe da ginnastica, tanto vale rimanere a casa ed ascoltare il disco comodamente. Dal vivo con una band voglio sperimentare qualcosa di bello e totalizzante.

- Ne è passato di tempo dagli esordi, dai primi demotape; oggi, con la carriera che avete alle spalle, quanto ritenete di sentirvi ancora legati, soprattutto emotivamente, alla scena, fatta anche di stereotipi?

- Ovvio che tutto ciò che è stato fatto è accaduto perché in quel momento eravamo parte di quel sentire, lo assorbivamo, era uno stile di vita e una volta tornati a casa continuava a far parte della nostra vita. E' anche vero che siamo cresciuti e abbiamno elaborato un nostro personale modo di pensare, ad esempio in relazione al satanismo. Le persone evolvono, cambiano non possono rimanere sospese, ancorate a qualcosa. Molto nasceva dal bisogno, quasi punk, di ribellione, principalmente contro la religione; ma trovo stupide le derivazioni estremiste come chi è andato in giro a bruciar chiese.

- Vorrei chiedervi qualcosa della vostra audience anche perché siete stati in tour in lungo e largo, praticamente ovunque. Avvertite qualche differenza all'interno del vostro pubblico? Intendo, c'è chi vi comprende maggiormente, chi segue la vostra evoluzione, magari il pubblico norvegese è più in sintonia di quello italiano...

- Emergono sempre dei contrasti. In Norvegia le persone sono più timide, in sud America invece è l'inferno, sono dei veri pazzi. Ad esempio tutte le band vanno in tour in Germania, quindi è abbastanza normale assistere a dei concerti lì, mentre in sud America le metal band continuano ad essere un evento e questo conferisce un'aurea selvaggia ai live set.

- Ok, grazie della vostra disponibilità, in bocca al lupo per tutto!

Contattaci
Find us on Facebook
Follow Us