Volete davvero che presenti questa band come si trattasse di un qualsiasi gruppo intervistato a casaccio da una anonima webzine?!! 27 anni di carriera, 4 leggendari album alle spalle che hanno contribuito a definire ed eternare per sempre il concetto di new wave of british heavy metal, un alone di cult band pressoché intatto nonostante oltre 5 lustri siano trascorsi da “Give’Em Hell”. Per dirla con una sola parola: leggenda. Montalo e i suoi Witchfynde sono ancora tra noi! Signori miei, preparatevi ad un corso accelerato di metal anglosassone.
- Ciao Montalo, grazie per aver accettato questa intervista! Considerando la mia passione per i Witchfynde direi che sono assolutamente entusiasta di questa opportunità! Dunque, vedo di ricompormi ... c’è di che essere orgogliosi guardando alla biografia dei Witchfynde, una band che non ho esitato a definire leggendaria. Quando guardate a ciò che è stata la vostra carriera cosa pensate?
- Si, ne sono molto orgoglioso, ciò che abbiamo raggiunto rappresenta il nostro lascito per tutte quelle persone che ci sono state fedeli nel tempo. Sarebbe stato bello avere più visibilità e promozione, e che le nostre canzoni avessero raggiunto un’audience più vasta, ma d’altra parte il nostro status ci ha resi una cult band velata da un aurea di mistero, cosa che credo piaccia molto ai nostri fans.
- C’è ancora posto per il sound della gloriosa n.w.o.b.h.m.? Quale è la tua opinione?
- Si, ci sarà finché rappresenterà energia e genuina rudezza.
- L’Inghilterra è considerata la patria della musica heavy metal. Secondo te cosa segna la differenza tra Inghilterra e resto del mondo in tal senso?
- Credo abbia a che fare con il background operaio dal quale la musica metal ha origine.
- Come descriveresti il fenomeno n.w.o.b.h.m. ad un giovane metalkid di oggi che magari non era neppure nato in quegli anni?
- Era una sorta di ribellione contro le grandi major discografiche e le compagnie di produzione, ribellione sorta parallelamente alla nascita del movimento punk. Le band uscivano allo scoperto, andavano avanti in modo autonomo, facendo le cose per proprio conto, quasi in spregio del music business. Questo donò alla musica un background ribelle e selvaggio che si adattava perfettamente al nostro approccio.
- Angel Witch, Bitches Sin, Blitzkrieg, Demon, Gaskin, Girlschool, Handsome Beasts, Heritage, Iron Maiden, Mythra, Quartz, Savage, Tygers Of Pan Tang, Venom, Witchfynder General, eccetera .... una meravigliosa lista infinita .... A tuo giudizio quali sono state le n.w.o.b.h.m. band più importanti e /o significative?
- Tutte quelle che erano coinvolte nel movimento, anche se direi che Iron Maiden e Saxon siano state le più significative. E anche considerando i Def Leppard ei veri pionieri dell’auto-produzione e auto-promozione con l’EP “Getcha Rocks”, sebbene abbiano incredibilmente negato ogni appartenenza alla scena n.w.o.b.h.m.. La nascita del black metal deve essere riconosciuta ai Venom, per i quali nutro rispetto, ma ad essere onesto non trovo nulla di musicale in loro.
- Che ne dici di spendere qualche parola per i nostri lettori sulla discografia della band?
- “Give’Em Hell” (1980). Questo è il nostro primo album, fatto di canzoni che sono diventate tra le favorite dei nostri fans poiché le hanno ascoltate in anni e anni di tour in giro per il Regno Unito. La title track sarebbe diventata il nostro inno /marchio di fabbrica, nonché una delle frasi ad effetto più diffuse nella scena heavy metal. Questo album rappresenta un periodo eccezionale per il gruppo e beneficiò della opportunità data dal supporto ai Def Leppard nel primo grande tour in Gran Bretagna. Una delle ragioni dietro al successo del disco è che la gente lo aveva aspettato per molto tempo, e aveva già conosciuto le canzoni attraverso i nostri vari concerti.
“Stagefright” (1980). Sull’onda del successo derivante da “Give’Em Hell” l’etichetta discografica ci spedì di filato in studio dopo i tour promozionali, per scrivere il seguito. Questo disco lo ricordo come il nostro più sperimentale. Avevamo maturato una certa dimestichezza con lo studio di registrazione e volevamo sperimentare con i diversi sound e le tecniche di registrazione. Su diverse canzoni lavorammo parecchio in studio. Avevamo poche idee prima di entrare – del resto non avevamo avuto alcun tempo per svilupparle. Ritengo che ci siano dei bei momenti, come la title track, “Stagefright” e “Moon Magic” che sono ancora molto apprezzate nei nostri concerti, e anche qualche pezzo meno forte, come “Madeleine”. Penso anche che “Big Deal” e “Dead in Heaven” siano idee fantastiche. L’ultima sarebbe stata una eccellente song da rielaborare per Robbie Williams, ma all’epoca i suoi produttori non furono d’accordo!!!
“Cloak And Dagger” (1983). Anche se la qualità del suono e la pessima produzione della versione che fu alla fine masterizzata erano abbastanza discutibili, l’album “Cloak And Dagger” ha rappresentato un punto fondamentale nella storia della band. Introdusse il nuovo vocalist a rimpiazzo di Steve Bridges; ritenevamo ci avrebbe dato una immagine più hard, che poi era quello che ci si aspettava da noi per competere nel mercato nel quale eravamo venuti a trovarci. Ancora più importante, dietro le scene, accadde che ci comportò molti mesi di battaglie legali per liberarci dalla Rondelet Records, per la quale la band aveva firmato ai tempi di “Give’Em Hell”. “Cloak And Dagger” fu pubblicato dalla Expulsion che era di proprietà del maggior creditore della Rondelet, quindi in un certo senso fummo usati per saldare il debito della Rondelet. Tutto era molto politico. Fu anche il primo album per il quale avemmo input esterni in termini di produzione e songwriting. Avevamo formato un team con due persone di Londra. Una si comportava da manager e l’altra da produttore, e sentivamo che stavano avendo una enorme influenza sulla direzione ed il futuro della band. Organizzavano tutti i contratti e lavoravano in modo molto stretto con noi alla preparazione dell’album. Alcune canzoni furono messe su demo ai The Who’s Ramport studios. Sfortunatamente, come ci saremmo dovuti aspettare, molto presto la Expulsion dichiarò bancarotta lasciandoci senza promozione e senza possibilità alcuna di ricevere royalties. Capimmo di essere stati semplicemente usati per recuperare i soldi dalla Rondelet.
“The Lords Of Sin” (1984). Ritengo ancora questo disco il nostro miglior album di sempre, sia in termini di qualità del suono che di produzione. L’unico periodo in cui mi sono potuto permettere il lusso di dedicarmi alla mia chitarra solo quando mi sentivo felice di farlo. Non avemmo costrizioni di tempo, usavamo lo studio del produttore Phil Chilton, col quale avevamo continuato a lavorare e che nel frattempo era diventato un elemento molto importante, integrante, della formazione dei Witchfynde. Spendemmo quasi un intero anno lavorando all’album in studio. Pensavamo si trattasse di un passo fondamentale per la band, era stato negoziato un contratto con la label belga Mausoleum da un nostro amico fotografo che conoscevamo da anni. In ogni caso, non doveva essere così poiché nuovamente la label dichiarò bancarotta appena l’album fu pubblicato. Si, di nuovo nessuna promozione né royalties. Fu un peccato poiché sapevo che l’album conteneva alcuni dei nostri migliori momenti creativi.
“The Witching Hour” (2001). La band riprese il passo per ripresentarsi nuovamente al pubblico dopo tanti anni di reclusione. Avevamo un nuovo cantante dopo che Luther Beltz declinò la nostra offerta di riunirsi, e tutto suonava molto fresco. Ri-registrammo alcune tra le nostre canzoni preferite insieme a degli inediti. Occorre considerare che nel 2001 la gente non poteva procurarsi i nostri vecchi album con tanta facilità come adesso, ancora non c’erano le ristampe.
- 17 anni separano “The Lords Of Sin” da “The Witching Hour”. Cosa avete fatto in quel periodo? La band è rimasta attiva anche senza nuovi album in circolazione?
- Dopo la bancarotta della Mausoleum e la comprensione che tutto il lavoro fatto per “The Lords Of Sin” non sarebbe andato da nessuna parte tornammo tutti a casa piuttosto demoralizzati, esausti e prosciugati artisticamente ed emotivamente. L’unico modo per uscirne era scrivere altre canzoni. Creammo una base in un piccolo edificio isolato nella campagna ma sembrava molto difficile essere creativi, e ognuno di noi si disperse in altri progetti, cercando di recuperare forza da infondere nelle nostre vite. Non ci siamo sciolti né siamo venuti ai ferri corti tra noi, semplicemente non siamo stati in contatto per circa 20 anni. Siamo tutti stati coinvolti in altri progetti, musicali o meno.
- Quale è stato il responso ricevuto da “The Witching Hour” da parte di pubblico e media?
- Il responso e lo stesso ritorno della band sono stati grandi. Siamo stati completamente sopraffatti dal rispetto e dalla disponibilità dimostrate nei nostri confronti, sia da parte dei fans che dai media.
- State lavorando a nuovo materiale? Cosa possiamo realisticamente aspettarci per il futuro dai Witchfynde? Ci sarà un nuovo album con nuove canzoni?
- Stiamo ultimando il tocco finale all’album e siamo molto eccitati a riguardo. In qualche modo siamo ritornati allo spirito di “Give’Em Hell”. Harry è molto più coinvolto nella scrittura dei pezzi e quell’album e quel periodo sono i suoi favoriti, è stato un grande fan della band per tutto questo tempo.
- Quali ritieni siano le principali differenze tra Harry Harrison e i vostri precedenti vocalist Steve Bridges e Luther Beltz? Cosa aggiunge Harry alla musica dei Witchfynde?
- Harry è un fenomenale cantante a tutto tondo. In effetti direi che è uno dei più grandi cantanti in circolazione. La sua voce ha una ricchezza incredibile. E’ un personaggio assai più sfaccettato se paragonato a Steve and Luther.
- E cosa ti va di dirmi riguardo ai Wytchfynde, il progetto iniziato da Luther Beltz? Come avete accolto questa notizia?? Appena una Y a fare la differenza .... Siete sempre in (buon) rapporto con lui?
- Non abbiamo avuto più contatti con lui sino a che non ha deciso di non voler più appartenere al gruppo, formando la sua propria band con quel nome ridicolo volto unicamente ad ingannare i fans e degradare il nome dei Witchfynde costruito in anni di lavoro. Abbiamo accolto la notizia contattando subito i nostri avvocati. E’ stata una assoluta disgrazia. Una vergogna che Luther non sia potuto andare avanti con il proprio nome di frontman conosciuto e rispettato, anziché confondere la gente e cercare di fregare il nome ai Witchfynde.
- Cosa puoi dirmi dei testi? Siete sempre apparsi molto interessati alla magia, all’occultismo, alla stregoneria e cose simili. Al di là del ruolo svolto come band, eravate e siete realmente interessati a queste tematiche anche nella vostra vita di tutti i gironi? O si trattava solo di argomenti adatti alla musica dei Witchfynde? So che avete avuto problemi vari con critici e censori a riguardo.
- Mi sono progressivamente interessato a vari aspetti dell’occultismo in una prima fase della mia vita e da allora, da quando io ricordo, si tratta di una parte integrante della mia vita. E perciò costituisce comprensibilmente una grande forma di ispirazione per la mia musica. D’altro canto mi piace pensare che non usiamo le influenze occulte in modo negativo, ma in una via più spirituale, affinché la genti pensi alla vita con maggior profondità spirituale. Credo sia semplice per i critici scherzare su questo, o per le persone male interpretare e fraintendere.
- Cosa pensi dell’attuale scena metal? Artisti che apprezzi?
- Ad essere onesto non ascolto molta musica rock o metal, è sempre stato così, intenzionalmente, per non essere influenzato - voglio che la mia creatività provenga da qualcosa di totalmente nuovo. Negli ultimi anni ho apprezzato in particolar modo Ritchie Blackmore, Joe Satriani e la voce di Paul Rodgers. Hanno molta classe e stile, che hanno impiegato anni a sviluppare.
- Pensi che verrete mai in Italia a suonare in futuro?
- Si, sarebbe meraviglioso venire a suonare in Italia. Negli anni passati ho trascorso dei bei giorni in Italia, più che in ogni altro paese. E’ un posto fantastico e spirituale. Sono stato a Roma, Napoli e Ischia, luoghi meravigliosi.
- Quali sono i pezzi che preferisci suonare dal vivo, e quali quelli che preferisci nell’intera discografia dei Witchfynde?
- “Give’Em Hell” è certamente in cima alla mia lista. Ma ce ne sono tanti, “Stab In The Back”, “Stagefright”, “Conspiracy” e “Moon Magic” sono anche tra le mie preferenze, senza dimenticare “”Leaving Nadir”. Qualche volta sarebbe bello anche suonare “I’d Rather Go Wild” di nuovo, ma molto di quella canzone in particolare appartiene a Luther.
- Ci sono piani per un DVD?
- Nessuno. Lo show che abbiamo fatto a Londra all’Astoria con i Diamond Head era una possibilità ma i nostri avvocati hanno rifiutato di farci firmare il contratto che ci era stato offerto.
- Un messaggio per i nostri lettori e per i fans italiani dei Witchfynde?
- Solo grazie per tutto il vostro interesse speciale, tenetevi all’erta per il nuovo album. Nel frattempo “Give’Em Hell” e non dimenticate né sottovalutate la bellezza spirituale del vostro paese - il migliore di tutti!!!
- Lo faremo Montalo, non dubitare! Un grazie speciale a te per aver risposto alle nostre domande e per aver permesso a Stereo Invaders di far parte della storia dei Witchfynde. Speriamo di vedere presto il nuovo album e un tour. Blessed Be.











































.jpg)











