Cos'è che il quartetto di Nottingham You Slut! non ha e la cui assenza costituisce un enorme punto di forza? Semplice: un cantante. "Medium Bastard", seguito di quel "Critical Meat" uscito ormai cinque anni fa, è una mezz'ora di post-math-qualcosa che riesce nel non semplice compito di essere al tempo stesso interessante e coinvolgente - stuzzica, in pratica, due lati opposti dell'ascoltatore. C'è senza dubbio un flusso di carezze all'intelletto, nei break in stile Mogwai e nelle influenze più disparate che si sommano ("Fifzteen" ha dei passaggi che vengono direttamente dal jazz anni sessanta) - il gioco, alla fine, è cercarle tutte, sorridere mentre si nota un dettaglio già noto inserito in un contesto nuovo. C'è però anche un approccio estremamente "ascoltabile", tutto concentrato sull'essenzialità della canzone. In questo senso il sound degli You Slut! sembra la versione definitiva e "giusta" degli ultimi Trail of Dead, in bilico fra melodia e sperimentazione con un'idea di fondo che è tutta indie e una deriva non banale, lontana dall'idea di shoegaze e priva degli spigoli più tipici del math rock. Definire un gruppo come gli You Slut! è davvero complesso, vista l'enorme personalità che dimostrano nel proporre un suono assolutamente multiforme (mettetevi a contare i "salti" presenti in pezzi come "Hiya Higher Hire" o "Elton Chong": roba da perderci la testa), che ha tutte le connotazioni "ideologiche" di una vera e propria hipsteria ma non cede mai ad uno snobismo sonoro che pure sarebbe lì a portata di mano. Dov'è che "Medium Bastart" soffre un po'? Probabilmente, nonostante tutto, nell'immediatezza. I primi ascolti rischiano di passare senza lasciare tracce consistenti - è un disco che richiede attenzione totale per essere apprezzato, visti alcuni passaggi tutto sommato eccessivamente articolati. Non è un disco esclusivamente per palati fini, ma bisogna "volerlo apprezzare", in un certo senso - approcciarsi all'ascolto con una predisposizione mentale adatta al tipo di sound. Dietro questa piccola barriera, però, c'è un album ricco di contenuti e di creatività, forte di una personalità artistica mai ostentata eppure ben coltivata.






