Il project Bretus ci fu sottoposto da Marko, già conosciuto sulla nostra webzine con gli Uranium 235. I lidi calcati dal vocalist sono qui quelli dello Stoner e del Doom, con alcune chiare citazioni all’old school e allo Psychedelic. EP decisamente interessante, che pesca a piene mani dai più caleidoscopici filoni del genere, riuscendo a convincerci e ad incidere. Per prima cosa, ciò che su tutto spicca, è la capacita di colorare atmosfere evanescenti ed oniriche. Estasi che sa di esalazione conturbante ed oppiacea, cadenze che gustano di urlo lancinante, vortice di emozioni che tutto innalzano. Le accelerazioni e le suite di chitarre ci abbagliano, piglio che ci contamina e che poi assimiliamo, come calore che abbraccia, e che respiriamo come polvere del deserto. Dietro a questo sentore e sensazione, tipiche dello stoner, si nascondono una moltitudine di colori, esoterica citazione che evoca spiriti che si credevano perduti. La tempesta così si muove, sbuffando tutta la sua reazione e mostrandoci le meraviglie che da epoche passate, ora riaffiorano alla luce del sole. Luoghi di culto di antiche divinità dal fascino incontaminato ci permettono di ammirare scritture di ere passate. Lasciamoci allora ipnotizzare dai Bretus, project da cui ci aspettiamo molto e che ci auguriamo producano ancora qualcosa di nuovo. Complimenti ragazzi, avanti così!






