Gli Alchemy Room sono torinesi e si ergono sulle volontà del principale songwriter ed autore delle liriche Fabio La Manna. Debuttano con queste sei canzoni “Origin Of Fears“, anno 2009, dove le influenze più disparate, si va dal progressive anni '70 all'heavy metal, a suoni rock-doom dalla Antonius Rex, concentrano un citazionismo disperato da masturbazione musicale, fino ad arrivare ad una sorta di trasposizione del pentagramma dei classici miscugli avantgarde. E fin qua non ci sarebbe nulla di male, il problema grosso invece risiede nella non presenza di anima nelle songs che escono piatte e gonfie di sensazionalismi inutili e mosci, “La Fin Absolue Du Monde“ è carica di 15 minuti di neniosi ed inutili intrecci di stili differenti, dove persino la bella voce di Irene Mondino viene stuprata e filtrata all'eccesso, scorribande musicali da far rabbrividire, nelle quali si salva il buonissimo drumming di Andy O. Monge, molto stile '70, con sincopi ed un bel lavoro dal tiro micidiale. Pure la voce femminile di Mondino sarebbe gustosa, con riferimenti ai The Gathering nella timbrica, ma viene inserita veramente troppo a casaccio, e il feeling non si sente mai all'interno di “Origin Of Fears“. Inutile avere tante idee se poi non si trova l'amalgama giusto (come, in termini più schietti, usa ripetere il buon Elio delle Storie Tese), e se poi aggiungiamo una registrazione troppo casalinga, il disco in questione esce proprio come un prodotto senza arte né parte.






