La storia dei Death è sempre stata alquanto peculiare, costruita attorno alla figura carismatica del leader Chuck Schuldiner, attorniato di volta in volta di musicisti sempre differenti, ma nonostante ciò in grado di garantire un percorso evolutivo e di maturazione artistica, che li ha portati a diventare uno dei principali punti di riferimento nel death metal e uno dei gruppi metal più amati ed apprezzati di sempre. Tale percorso conosce uno dei suoi apici con “Individual Thought Patterns”, quinto full-lenght nella discografia della band americana, nel quale gli embrionali approcci prog e la sperimentazione contenuta nel precedente “Human” trovano più compiuta ed espressa forma, sublimando in un concentrato di potenza e tecnica di assoluto livello, arricchito da una vena di intensa drammaticità che risulta essere una caratteristica nel sound dei Death: i brani infatti riescono a trasmettere un forte pathos e sanno essere intensi e coinvolgenti, senza rinunciare però a riffs aggressivi, fluenti assoli (a cura di Andy LaRocque) e ad una sezione ritmica dirompente e trascinante. Il merito, per quanto concerne quest’ultimo aspetto, va ascritto senz’altro all’accoppiata, creata per l’occasione, composta dagli straordinari Steve DiGiorgio al basso e Gene Hoglan alla batteria, quest’ultimo semplicemente monumentale per una performance che lo ha definitivamente consacrato uno dei mostri sacri dietro le pelli. Tutti questi elementi hanno contribuito a far sì che “Individual Thought Patterns” risultasse un capolavoro, con brani alquanto complessi ma al contempo molto coinvolgenti e con testi mai banali, anzi, alquanto impegnati e concentrati su diversi temi della vita quotidiana. Riffs come quelli di “Trapped In A corner”, “Mentally Blind” o “The Philosopher” (quest’ultimo reso celebre da un fortunato videoclip), rappresentano degli autentici monumenti al death metal, per non parlare della title-track, di “Overactive Imagination”, Nothing Is everything o “Destiny”, brano suggestivo, che parte con una chitarra arpeggiata per poi sfociare in tutta la sua irruenza. Un disco che cresce ascolto dopo ascolto e che ancora oggi resta uno dei classici di sempre, espressione assoluta del genio e dell’intelligenza artistica di Chuck Schuldiner.






