Dopo l'esordio con "Darkest Days Are Yet To Come" (2006), i Reality Grey pubblicano l'EP di tre tracce "Day Zero", sempre per l'americana Razar Ice Records. All'attivo hanno il ruolo di supporting act per band come Deicide, Hatesphere, Necrodeath e, a quanto pare, il quintetto riscuote buoni consensi anche fuori dai confini nazionali. Il loro sound è un deathcore che mischia tutto e continuamente; le tre canzoni della track list ripetono grossomodo uno schema sempre uguale, nel quale death metal e metalcore si aggrovigliano e si azzuffano, con l'obbiettivo finale di deflagrare come napalm ogni cosa davanti al palco, e non lasciare respiro agli astanti. A livello vocale i Reality Grey giocano tutte le carte, ma proprio tutte, growling, screaming, clean vocals, e persino il cosiddetto "pig squealing" nella conclusiva "Slavery" (l'unica che prova a generare atmosfere minimamente diverse e peculiari, mediante il basso e degli arpeggi chitarristici). I Reality Grey sembrano un po' quegli uomini che in spiaggia, al passare di una bella donna, tirano in dentro la pancia, trattenendo il respiro fino ad esplodere; devono essere i più fighi di tutti, i più violenti, aggressivi, brutali, mischiare più roba possibile, ma finiscono solo con il rintontire il loro ascoltatore. Troppi muscoli e poca razionalità nelle partiture di "Day Zero", per non parlare di quei corettini in "clean" che affiorano in "Day Zero" e "Erase", lagnosi in modo urticante. Anche meno ragazzi, anche meno.






