Ogni gruppo ha una schiera di fan della primissima ora pronti a dire che l'album d'esordio è il migliore/più puro/più innovativo della loro discografia. Il caso degli Avenged Sevenfold è ancora più spinoso, perché in dieci anni il cambio di sound è stato così netto da lasciare, inevitabilmente, qualche scontento alle spalle. "Sounding The Seventh Trumpet" è, concettualmente, un'ottima rappresentazione dell'idea di metalcore: hardcore sommato al metal. Sembra banale, ma già nel 2001 c'era chi se lo dimenticava - per non parlare di oggi, con una grande confusione attorno ad un'etichetta in realtà piuttosto semplice da definire. All'atto pratico, in ogni caso, parliamo di un disco non così incisivo. A mancare soprattutto è il tocco aggiuntivo alla chitarra di Synyster Gates, l'axeman che sarebbe di lì a poco entrato nella formazione degli Avenged Sevenfold per poi fare coppia fissa con Zacky Vengeance fino ad oggi. Ne risente il piano strettamente chitarristico (la mancanza di spessore delle parti soliste, soprattutto) ma anche quello più apertamente compositivo: spesso la sensazione è che i brani si avviluppino su se stessi, presi da una smania di incorporare le diverse influenze che compongono il sound dei Sevenfold. Ma, di contro, c'è il seme della grande band pronto a germogliare - è questo il bello del senno di poi: permette di vedere "in nuce" quelle caratteristiche che poi contribuiranno a creare i dischi storici, le pietre miliari. Nei passaggi (talvolta forzati) dallo screaming a quella tipica voce pulita nasale di M. Shadows, nel cupo voce-e-piano di "Warmness On The Soul", nei pezzi più aggressivi ma comunque carichi di una componente melodica, nella mescolanza di tre generazioni di punk con un metal duro e senza compromessi c'è la storia futura di un gruppo oggi pressoché indiscutibile. E senza neanche andare a versare lacrime di circostanza per i primi colpi di batteria del compianto The Rev, scomparso nel dicembre del 2009, si avverte quest'atmosfera elettrica, da inizio di una storia da ricordare. Buone idee sono disseminate per tutto il disco, appena sviluppate magari, ma presenti e pulsanti. Era il 2001, quando ancora il metalcore poteva dirsi vivo - bravi furono allora gli Avenged Sevenfold a presentarsi in maniera convincente, bravi sono stati in seguito a maturare e cambiare rotta. "Sounding The Seventh Trumpet" rimane un disco che solo i fan del gruppo sono tenuti a recuperare, ma chi lo farà sarà piacevolmente colpito.






