Giunta nel nuovo millennio, Lana Lane è oramai a tutti gli effetti una affermata protagonista del symphonic rock. Gli album pubblicati sin qui parlano per lei, e soprattutto gli ultimi due "Queen Of The Ocean" (1999) e "Secrets Of Astrology" (2000) hanno evidenziato le strabordanti qualità del sound di Lana, creato da un team di artisti/amici/musicisti di prim'ordine (tra questi il keyboard hero Erik Norlander, suo compagno anche nella vita) e che vede protagonista la voce, il carisma e le interpretazioni della singer americana, personaggio più unico che raro nella scena rock e metal di classe. Bissare le aspettative di "Secrets Of Astrology" era davvero un compito arduo e proibitivo, ma la striscia positiva non era destinata a concludersi, e la squadra di Miss Lane riesce a stupire ancora la propria audience, confezionando un platter, l'ennesimo, di qualità sopraffina, magari un pelino al di sotto di "Astrology" ma degno di stare al fianco dei migliori momenti della carriera di Lana. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, con questo platter si chiude una preziosa trilogia, quelli che banalmente si potrebbero definire dei tre migliori lavori della discografia di Lana, almeno a parere di chi scrive. "Project Shangri-La" manitene tutti i trademark del sound dei dischi più recenti, andando alla ricerca di ulteriori e nuovi paesaggi, atmosfere, narrazioni e sogni ad occhi aperti. Questo è anche il disco che viene dopo l'11 settembre delle Torri Gemelle, evento che Lana stessa racconta come devastante e che molto influì nel processo compositivo. La singer d'improvviso realizzo ciò che aveva sempre dato per contato, essere liberi, di uscire di casa, guidare, andare dove si vuole, fare quello che si vuole, amare. Ed in questa riflessione venne trovata la giusta ispirazione per andare avanti, scrivere un nuovo album per il semplice fatto che si era "liberi" di poterlo fare, e dunque questa libertà diventata un dovere verso chi la libertà l'aveva persa assieme alla propria vita. Il disco è dedicato alle vittime del 9/11. Aor, hard rock, progressive, venature jazzy e pop, aperture sinfoniche, ognuno di questi elementi caratterizza la track list di "Shangri-La", album per il quale cominciano a latitare i sinonimi rispetto a quanto scritto per le precedenti release di Lana, sempre eleganti, maestose, sognanti, profonde, spirituali, emozionanti, audaci. Al songwriting del disco contribuiscono anche nuovi "amici", come Helge Engelke (Fair Warning), al quale si deve "Encore", e Mark Boals, penna dietro "(Life Is) Only A Dream" e guest vocalist su "Time To Say Goodbye", rendering americana del celebre pezzo di Bocelli (...."americana", perché quella lingua cantata da Lane e Boals non può essere italiano!). Inoltre Arjen Lucassen e Ed Warby appaiono sulla bonus track "Romeo And Juliet" (non fu possibile collaborare oltre per via della difficolà di spostarsi tra Olanda e U.S.A. di quei giorni). Immancabile nella collezione di ogni fan dell'artista e di ogni estimatore del buon hard rock araldico; Lana Lane nel 2002 era veramente la Signora incontrastata del rock.






