“The VII Coming”, come suggerisce il titolo stesso, è il settimo album dei Cathedral, storico gruppo britannico autore di alcuni dischi tra i più apprezzati in ambito doom. Tuttavia, il platter in questione vede i Cathedral ormai un po’ più distanti da questo tipo di sonorità, benché queste non siano state del tutto abbandonate. Su “The VII Coming” c’è, infatti, ancora del doom, come si può riscontrare nella maggior parte delle tracce: tuttavia, questi elementi vengono sapientemente miscelati con lo stoner, l’heavy e molto altro, creando un mix insolito (tanto da rendere difficilmente classificabile la band), che riesce sin da subito ad essere di grande impatto. In tal senso, risultano parecchio efficaci anche diversi inserti di hammond, che conferiscono un leggero tocco settantiano, contribuendo a rendere ancora più particolare lo stile. La versatilità vocale dell’ex-Napalm Death Lee Dorrian è poi semplicemente strabiliante, visto che egli riesce a lanciarsi in interpretazioni assai varie, che mettono in evidenza le sue doti interpretative. Interessanti i brani di apertura, in particolare l’opener “Phoenix Rising” e soprattutto “Aphrodite’s Winter”, uno degli highlights del disco, caratterizzata da un incipit con un arpeggio sinistro, accompagnato dall’hammond e con il cantato ora evocativo, ora malvagio. “The Empty Mirror” è poi un pezzo molto lungo ed articolato, di ben otto minuti e mezzo, seguito da due tracce più snelle, quali “Nocturnal Fist”, tendenzialmente più veloce e “Iconoclast”, un brano assai carico di groove. Alquanto lunga anche “Black Robed Avenger”, una traccia che, in effetti, appare però meno riuscita rispetto a “The Empty Mirror”. Le cupe atmosfere di “Congregations Of Sorcerers” precedono la conclusiva “Halo Of Fire”, anche questo un pezzo che non ci sembra per la verità tra i più ispirati e che, tra qualche timido tentativo di sperimentazione, non riesce a convincere pienamente, trascinandosi un po’ a fatica ben oltre i sette minuti di durata. In conclusione, “The VII Coming”, al di là di qualche episodio meno brillante è comunque un album assai valido, magari non tra i migliori nella discografia della band britannica, ma senz’altro con un songwriting in linea generale di buon livello e ben interpretato, per cui non va assolutamente sottovalutato.






