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Recensioni Remeber The Fallen Glenn Hughes - Soul Mover
 

Glenn Hughes - Soul Mover Glenn Hughes - Soul Mover

Glenn Hughes - Soul Mover

info

Titolo
Soul Mover
Anno
Durata
59 minuti
Nazionalità
Formazione
Glenn Hughes - All Vocals, Bass, Guitar on "High Road"
J. J. Marsh - Guitar
Ed Roth - Keyboards
Chad Smith - Drums, Percussion, Back Vocals
Dave Navarro - Lead Guitar on "Soul Mover", Guitar Intro on "She Moves Ghostly"
Tracklist
1. Soul Mover
2. She Moves Ghostly
3. High Road
4. Orion
5. Change Yourself
6. Let It Go
7. Dark Star
8. Land Of The Livin' (Wonderland)
9. Isolation
10. Miss Little Insane
11. Last Mistake
12. Don't Let Me Bleed
Voto
9
Scritta da
MetalGeorge

Sappiamo tutti chi è Glenn Hughes e quali sono i precedenti di questo stupendo musicista che approda ai Deep Purple nel 1974 per sostituire Roger Glover, dopo aver pubblicato quattro album con i Trapeze in cui militava con il futuro batterista dei Judas Priest, Dave Holland. E proprio dall’esperienza nei Purple, Glenn trae l’ispirazione per questo disco, così intriso di influenze funk e soul da ricordare il bellissimo ma sottovalutato ”Come Taste The Band”; in tutto questo ”the voice o f rock”come viene chiamato, si fa spalleggiare da Chad Smith, batterista dei Red Hot Chili Peppers, ma anche e soprattutto dei grandissimi Chickenfoot, superband con Sammy Hagar, Joe Satriani e Mike Anthony (Van Halen) e dall’amico J. J. Marsh, chitarrista di gran classe, che scrive quasi tutti i pezzi a quattro mani con l’ex Sabbath (vi ricordate”Seventh Star”?). Anche se nel pezzo che apre l’album e gli dà anche il titolo c’è il grande Dave Navarro, chitarrista geniale dei fenomenali Jane’s Addiction e si sente, il brano è semplicemente fantastico nel suo incedere funkeggiante, figlio delle esperienze di cui sopra sia di Glenn, che di Dave; nella copia in mio possesso c’é anche il video girato per questo pezzo, si prosegue con ”She Moves Ghostly”che si potrebbe definire hard-soul, grazie all’interpretazione di Glenn, quindi si scatena l’hard rock, anche se pensato in maniera moderna, con”Hard Road”, che parte quasi alla Faith No More per poi diventare un gran pezzo hard. Particolare è invece ”Orion”, con le sue vocals quasi recitate da Glenn e un andamento saltellante, veramente azzeccato, come anche degna di nota è l’ipnotica”Change Yourself”, che ricorda le atmosfere particolari del brano ”Eternal Idol” tratto dal CD successivo al suo abbandono dei Sabbath. In pieno stile anni '70 è invece”Let It Go”, hard rock fino al midollo con un assolone da brividi di J.J.Marsh,”Dark star”ci riporta in territorio funky con un incedere che farebbe muovere il culo anche a Bisteccone Galeazzi. "Land Of The Livin’” è forse il pezzo più debole del lotto, magari perché non esplode mai il ritornello, e allora ci pensa ”Isolation” a ritirare su il livello con un perfetto mix di Sade (!) e hard rock, provare per credere! ”Miss Little Insane” alza il tiro e riporta una botta di energia non indifferente, mentre in ”Last Mistake” finalmente ecco il blues, altro grande amore di Hughes. Quindi chiude ”Don’t Let Me Bleed”, che vive di una continua alternanza di momenti di calma ed esplosioni hard per tutti i sette minuti di durata. In conclusione, Glenn ha tirato fuori l’ennesima prestazione maiuscola sia a livello vocale che musicale, come solo un titano dell’hard rock (e non solo…) come lui poteva fare, long live the voice of rock!

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