"Folk-Lore", album numero 3 per gli irlandesi Cruachan, segue di un paio d'anni l'ottimo "The Middle Kingdom". Insieme agli Skyclad, il quintetto di Dublino ha rappresentato (e continua a rappresentare) l'epressione più credibile, in ambito heavy, del folk anglosassone e della tradizione celtica. Certo, i Cruachan cantano della loro Irlanda col cuore in mano, smarcandosi nettamente dalle vicende strettamente inglesi, se non in relazione ai soprusi e agli abusi subiti nel corso della propria secolare e travagliata storia. "Folk-Lore" appartiene a quella fase mediana della carriera della band che vede un temporaneo accantonamento delle radici black, in favore di un folk metal più ortodosso e calmierato, integrato da strumentazione classica (strumenti ad arco), e sempre attento alle vicende popolari, alla storia con la S maiuscola, e alla mitologia d'Irlanda. Da "Bloody Sunday" (il 30 gennaio 1972, la stessa domenica sanguinaria celebrata dagli U2, nella quale l'esercito della Regina aprì cinicamente il fuoco su pacifici manifestanti irlandesi) a "Death Of A Gael" (cronaca dei raid vichinghi sull'Isola Verde), dal mistico Tír na nÓg - l'aldilà - di "Ossian's Return", agli Dei del mare Lir e Manannan ("Children Of Lir"), fino alle canzoni "popolari" come "The Rocky Road To Dublin" e "Spancill Hill", narrazioni drammatiche ed epiche dei migranti irlandesi, fiaccati dalla nostalgia per la propria terra natìa, abbandonata per cercar fortuna e migliori condizioni di vita altrove. Senza dimenticare la splendida "Ride On", una song potente e commovente che metaforicamente ripercorre il turbolento passato dell'isola. Anche l'artwork, molto curato, riprende iconograficamente temi e simboli cari alla linea celtica. La band fa largo uso di strumentazione etnica come il bouzouki, il mandolino, il flauto irlandese, il violino, le varie declinazioni di fischietti, eccetera. Nel 2002 la bella e brava Karen Gilligan era ancora in formazione, contribuendo non poco ad infondere spessore alle atmosfere irish dei Cruachan. Il marcato accento di Keith Fay e la grafia di cognomi come O'Fathaigh, Mac Gowan e O'Keefe dipingono infinite distese erbose, cieli azzurri, strapiombi a picco sul mare, aria fresca e frizzante, scenari maestosi di infinite battaglie, invasioni, lotte di conquista e spartizioni territoriali. Irlanda, terra di eroi e dei Cruachan.






