Come sia potuto venire in mente ai Venom, dopo due album diretti come "Welcome To Hell" e "Black Metal", di metter su una una "suite" di 20 minuti intitolata "At War With Satan" sfugge ad ogni logica e buon senso. I fans, abituati alle sfuriate punk del trio di Newcastle, certo non pretendevano un concept album a la Rush, né Cronos e compagni avevano il bagaglio tecnico necessario per costruire un concept album che esulasse dagli sgangheratissimi 4/4 alla batteria, da riff di chitarra primitivi, dal basso tappabuchi come l'asfalto in autostrada, e dall'ugola capace di modularsi in infinite sfumature come quella di Mr. Lant (sese....come no!). Il successo e la vanagloria sono tra le armi più potenti di Satanasso, si sa, ed è quindi normale che i suoi figli prediletti abbiano ceduto alle lusinghe del Signore degli Inferni, realizzando un album mille volte più grande di loro stessi. "At War With Satan" è l'impossibile compito che Mantas, Abaddon e Cronos si assegnano nel 1983 (terzo album in tre anni), e dopo la dilagante title track (20 minuti e poi sfuma nel bel mezzo di una strofa!), infarcisono la scaletta con 6 tracce, quasi a giustificazione dell'inspiegabile delirio appena trascorso. Ma qualcuno ha mai ascoltato i Venom perché estasiato dalla loro misura, dal loro garbo, dalla loro raffinatezza? No, ecco perché la megalomania che traspare da "At War With Satan" alla fine ci piace e ci convince; intendiamoci, il livello qualitativo rispetto ai primi due gioielli tracolla drammaticamente, ma risulta ugualmente divertente ascoltare l'album chiedendosi continuamente dove i tre anarco-insurrezionalisti vogliono arrivare, dove potranno andare a parare con quei tre accordi messi in fila, nel titanico tentativo di omaggiare Sua Maestà Luciferina con un minutaggio XXL. Curiosamente la canzone che ricevette la miglior accoglienza radiofonica fu "Warhead", estratta dalle session di "At War With Satan" ma non compresa nella track-list, pubblicata come singolo dopo la release dell'LP. Tuttavia le sei canzoni "normali" che compongono il disco si assestano più tipicamente sulla scia di "Black Metal", anche se la scintilla genialoide si fa più opaca. "Rip Ride" comunque è uno sfregio in piena regola, un calcione con anfibi sferrato dal drugo Alex (Arancia Meccanica), senza ragione, solo per il piacere dell'ultra-violenza e della ribellione a regole imposte e precostituite. E "Cry Wolf" è un inno rock 'n roll in chiave Venom, sporco e riottoso (pure questo sfumato di brutto...). Inutile far filosofia, a torto o a ragione questo è il terzo capitolo della leggendaria saga dei Venom, che negli anni 1981, '82 e '83, scrissero una delle pagine più importanti nella storia del movimento metal. Ottima la solita ristampa Castle Music/Neat con 8 bonus track e booklet deluxe.






