Ne hanno fatta di strada i marchigiani Scala Mercalli dal 1992 ad oggi, alcuni demo, pesanti cambi in line-up e due album all'attivo. Oggi, mentre sta per essere pubblicato il nuovo "Border Wild" ,arriva anche questa apprezzabile ristampa del debut "12th Level" (2005) curata dalla SG Records. Il sound è di stampo heavy thrash, ma sovente si intuiscono letture in background non così ovvie e prevedibili, e che anzi rimandano ad ascolti ed influenze piuttosto ampie ed eclettiche, anche al di fuori di confini strettamente borchiati. La complessità del guitar working e delle ritmiche è un elemento importante in tal senso. Le canzoni sono estremamente potenti ed energiche, sebbene non facciano della linearità il proprio punto forte. Le vocals di Christian Bartolacci sono irsute e high pitched, infondendo personalità ancor maggiore alla resa complessiva. Stupendi i guitar solos che, praticamente ovunque, arricchiscono enormemente il già pregevolissimo lavoro degli strumenti. Così come la non immediata decifrabilità dei drum patterns, saltellanti e pungenti, rende assai stimolante l'ascolto. Talvolta è possibile cogliere addirittura dei parallelismi con i texani Watchtower, che nella seconda metà degli '80s misero a dura prova la pazienza dei thrashers più eterodossi con il loro spingersi arditamente verso lidi jazz-progressive. Non che la Scala Mercalli suoni jazz, giammai, ma le trame sonore sono complicate, arrovellate e tuttavia tostissime, creando così un mix di estremo fascino ed intelligenza. Le dodici corde di "12th Level" (sei di Ricci e sei di Mancinelli) potrebbero essere paragonate senza timore alle migliori cose di un Craig Locero o di un Marty Friedman per gusto e per qualità degli arrangiamenti nella tessitura delle architetture sonore.
Un album di metallo italiano coi fiocchi, assolutamente da riscoprire e riconsiderare per chi come me, colpevolmente, non aveva mai troppo approfondito la conoscenza con la band. Unica pecca, un artwork notevolmente imbruttito rispetto all'originale.






