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The Great Kat The Great Kat

The Great Kat

Info Hangar 18

Titolo
The Great Kat
Scritto da
Psychotron

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The Great Kat
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Katherine Thomas nasce a Swindon, nel South West England, e non è certo l'ubicazione geografica a far testo, ma la data: il 6 giugno del 1966. Contateli, sono già quattro 6, uno di troppo...e infatti questa bimbetta ne sapeva una più del diavolo. All'età di 3 anni la biondissima Kat si trasferisce negli States, non prima di aver già sterminato tutte le lucertole della campagna inglese, mozzato le teste ai gatti, evirato a colpi di rastrello arrugginito i contadini delle vicinanze, senza dimenticare la scomparsa irrisolta del pastore anglicano della chiesa locale. A New York i suoi studi accademici includono la prestigiosissima Julliard School, dalla quale escono "graduati" solo i numeri uno al mondo.
20 anni esatti dopo i suoi natali, la figli dell'Anticristo svela la sua vera identità al mondo, arriva il demo "Satan Says". Cosa dice Satanasso è presto detto: "Kat, vai e diffondi la pazzia nel mondo con la virulenza delle tua musica, come Paganini!" La Thomas accetta di buon grado il compito assegnatole dall'estroso datore di lavoro, e si scatena contro l'umanità. Apparentemente accantona la musica classica, di cui si è ampiamente impadronita, e sostituisce il violino con le 6 corde di una chitarra elettrica, una naturale evoluzione verso il Male. It's only rock 'n' roll manco per il piffero (anzi, il violino...), Kat si autobattezza The Great, e dà sfogo alla sua piromania sul pentagramma.

La complice Roadrunner Records pubblica il primo seminale full-lenght "Worship Me Or Die!"; idee chiare da subito, The Great Kat domina e signoreggia, tutto il resto è merda. Una manciata brutale di canzoni ridotte all'osso, stuprate da velocità fotoniche e un virulento quanto malsano tentativo di fondere musica classica e heavy metal, passando per speed, thrash e caciarismo anarco-sbruffone. Assoli isterici e pazzoidi come quelli slayeriani, una plateale e autocompiaciuta noncuranza per la gradevolezza e l'accuratezza del sound offerto, canzoni che finiscono come e quando Kat decide che debbano finire, abrupto, e vaffancuffia a chi ascolta, se non è pronto che si dedichi a Duran Duran e Spandau Ballet. Kat non si fa remore nell'associare a tanta rutilante esibizione di violenza sonora testi da manicomio psichiatrico, nei quali si propone come dominatrice sanguinaria, prole satanica, puro estremismo concettuale (ma al contempo anche molto prosaico e concreto). Esteticamente il progetto The Great Kat è accompagnato da ettolitri di sangue, denti digrignati (fateci caso, non troverete mai una sua foto a bocca chiusa), sguardi allucinati, abbigliamento ultrametal alla Venom e Judas Priest, ferro, pelle (umana probabilmente), borchie.

Il primo comandamento di Kat viene inquadrato in ambito thrash metal; trascorrono 3 anni è il martello di Lucifero torna a mietere vittime: "Beethoven On Speed" è il nuovo parto di colei che ha l'ardire di autodefinirsi letteralmente una reincarnazione di Ludovico Van, siamo all'ultraviolenza conclamata. La scaletta del disco alterna riletture parossistiche di Beethoven con composizioni di Kat, ma il risultato è lo stesso, patologia criminale all'ultimo stadio della megalomania. Da questo momento in poi Kat intuisce che la sua grandezza è tale che interi album sono troppo "grazia" per essere compresi e metabolizzati dallo zotico popolo dei rockers. La sua arte dovrà essere distillata in dosi concentrate. Dal 1996 al 2002 Kat pubblica esclusivamnte EP, che raramente raggiungono i 10 minuti di durata, cazzotti sulle gengive con il solo scopo di stordire e far sanguinare i malcapitati al di là delle casse, massacrati a colpi di Vivaldi, Rossini e Wagner. Nel 2003 Guitar One Magazine avrà l'ardire di incoronare Kat come una tra i migliori shredder di tutti i tempi. Titolo onorifico che la chitarrista adotterà come biglietto da visita.

Gli anni 2000 portano la rivoluzione del web e dei DVD, diffusi in larga scala. Ecco che Kat sfrutta la tecnologia per diffondere ancora più pervicacemente il suo messaggio di odio e disprezzo. Il mondo viene bombardato di mini videoclip nei quali Kat fa di tutto, purché interamente lordata di sangue, vestita come una feticista dell'umiliazione altrui, ed invasata come neanche Adolf Hitler. Il suo linguaggio è sboccato, offensivo, volgare. Le sue deliranti visioni iniziano a prendere una piega smaccatamente politica; all'indomani dell'11 settembre, Kat non trova di meglio che accanirsi contro gli islamici e ne auspica l'olocausto (i suoi DVD sono intrisi di proclami integralisti, fascisti, nazionalisti, spappolati in pochissimi minuti, talvolta secondi). Kat si paragona ora a Beethoven, ora a Giovanna D'Arco, evoca contemporaneamente il '700 e Arancia Meccanica, chiama in causa Mozart e Edgar Allan Poe, in un guazzabuglio malevolo ed urticante. Il suo metal nel frattempo va contaminandosi di influenze cyber-industriali, deriva che meglio contiene e contestualizza l'attitudine alla tortura e alla sottomissione del maschio, trademark di Kat. Titoli come "Castration", "Torture Chamber", "Dominatrix" sono esemplificativi. Ma la guerra è la vera fissazione di Kat, la purificazione catartica del mondo, la legge darwiniana per la quale finalmente chi merita di soccombere morirà, senza pietà. Le rappresentazioni di Kat inoltre non perdono mai un tocco volutamente blasfemo, napalm e zolfo annunciano le sue schitarrate mefitiche.

Siamo al cospetto di un classico personaggio fatto apposta per scatenare le polemiche, un detonatore di accuse denigratorie, che - non prive di una certa snoberia - fanno leva sul ridicolo che il circo pacchiano di The Great Kat rappresenta. A questo si aggiunga che la fiumana di pubblicazioni (e ripubblicazioni) di materiale audio/video dalla durata esigua, presta indubbiamente il fianco a dubbi di mera operazione "commerciale". Tuttavia Kat non è poi troppo distante dai vari Cronos, Pete Steele dei Carnivore, blackster incerati, e magari dai primi inquietanti Celtic Frost. Kat, come detto, è un "personaggio", un logo (oramai un'azienda), né più né meno degli eroi del Wrestling.
Per Stereo Invaders webzine ho avuto contatti con lei, abbiamo concordato un'intervista (avvenuta poi nel 2008), che potete leggere a questo link. Le mail che ricevevo da Kat erano assolutamente normali; certo, mantenevo i rapporti con una sedicente manager dell'artista, ma ho sempre nutrito forte il sospetto che la mia interlocutrice fosse propria Katherine Thomas. Ancora oggi, a distanza di anni, continuo a ricevere periodicamente comunicati e newsletter che riportano tutte le sue medaglie, i suoi trofei, i suoi traguardi, citazioni che la riguardano, una costruzione puntigliosa e instancabile del culto della personalità. Le cartelle della sua intervista erano spassosissime, alle mie domande Kat rispondeva in terza persona (come tutti i più grandi dittatori pazzi della storia), marcando in neretto ogni rigo, abusando di caratteri maiuscoli, punti esclamativi, link di internet che ne glorificavano il talento, rimandi e citazioni messianiche sul suo conto. Faceva tutto parte del gioco; quando da giovanotto leggevo le sue interviste, causa anche una età più incline all'ingenuità, rimanevo abbastanza scioccato e intimorito da tanta tracotante veemenza, aggressività e sicurezza dei propri mezzi. Altroché Yngwie Malmsteen!

- "Hey Kat, il tuo ultimo lavor risale a un bel po' di tempo fa, perché tutti questi anni per un nuovo album?" E lei: "Devo aspettare che tutti voi altri coglioni vi svegliate alla complessità, la velocità, il genio shredder e l'assoluta magnificenza delle creazioni capolavoro della shredder classica The Great Kat!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

- "Come definiresti il tuo ultimo disco?" The Great Kat: "The Great Kat affronta i terroristi dopo il 9/11 con il suo CD rivoluzionario 'Wagner's War'".

- "Visto il tuo abbigliamento, al di là della musica, sei interessata alla cultura BDSM?" The Great Kat: "The Great Kat è Dio!!!!!!!!!!!!! Non ammassare The Great Kat nelle tue presunte 'culture'!!!!!!!!!!!!!"


Musicalmente The Great Kat si esaurisce forse nei primi due veri album, successivamente la Thomas ha inserito il pilota automatico ed ha proseguito furbescamente una carriera per oltre 20 anni, smussando purtroppo sempre più l'aspetto goliardico ed autoironico che il suo alter ego inizalmente aveva (in tal senso, ad esempio, si vedano le foto di Kat al NY Comic Con sul suo website), e senza proporre nulla di realmente nuovo e dirompente come a loro modo furono "Worship Me Or Die!" e "Beethoven On Speed". E' altrettanto vero che le sue dichiarazioni apertamente politiche e faziose non possono non disturbare chiunque si ritenga di mentalità aperta. Tuttavia, occorre un certo sense of humor - macabro, lo ammetto, e mischiato ad una fascinazione per il grand guignol - per rapportarsi, e quindi tollerare The Great Kat. Mi auguro che il futuro possa riproporci una rinnovata Kat, in grado di pubblicare ancora un album significativo, che non si perda nel delirio onanistico ripetitivo e fine a se stesso di micro composizioni quasi per nulla significative; ma, a conti fatti, la rappresentazione si è spinta talmente oltre, che Katherine Thomas è rimasta probabilmente prigioniera di The Great Kat per sempre. Una cosa è certa, Satana plaude orgoglioso, non avrebbe potuto generare una figlia più scriteriata.

Discografia:
1986 - Satan Says (Demo)
1987 - Worship Me Or Die!
1990 - Beethoven On Speed
1996 - Digital Beethoven On Cyberspeed (EP)
1997 - Guitar Goddess (EP)
1998 - Bloody Vivaldi (EP)
2000 - Rossini's Rape (EP)
2002 - Wagner's War (EP)
2005 - Extreme Guitar Shred (DVD)
2009 - Beethoven's Guitar Shred (DVD)
2012 - Beethove Shreds (EP)

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