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Zed Yago - Invisible Guide Zed Yago - Invisible Guide

Zed Yago - Invisible Guide

info

Titolo
Invisible Guide
Anno
Durata
50 minuti
Nazionalità
Voto
8
Scritta da
Psychotron

Mostra del disco, Pistoia, settembre 2005. Allo stand del solito tedesco trippone-bevi-birra (il re degli stereotipi) arraffo una copia del nuovo cd degli Zed Yago, riformatisi in pompa magna e messi prontamente sotto contratto dalla sagace Atomic Symphony. Della formazione originale ritroviamo Bubi the Schmied (... no, non è un orsetto luminoso da attaccare al vostro cellulare!) alla batteria e Jimmy Durand alla chitarra, nel frattempo passato dalla chioma corvina a quella biondo platino. E fin qui tutto bene (....si fa per dire). Ma, un momento! Jutta dove è?! Jutta Weinhold! Colei che nei due dischi degli Zed Yago prima, ed in quelli dei Velvet Viper poi, ha incarnato come poche altre donne nel metal l’alter ego femminile di Ronnie James Dio, un'ugola di epic metal come la maggior parte dei cantantucoli di oggi nemmeno si immaginano. Ma torniamo al venditore tedesco trinka-trinka; arditamente si lancia nel seguente giudizio: “sono anche meglio dei vecchi Zed Yago!”. Incredulo balbetto: “... si, ma Jutta .... non è possibile ... ”, e lui impietoso: “meglio, molto meglio. Il loro miglior disco di sempre!”. Stordito per questa tempesta di notizie al cardiopalma (gli Zed Yago senza Jutta, un po’ come i Duran Duran senza Simon le Bon; ed addirittura proprio questo album definito come il migliore di tutta la discografia, per altro già radiosa, della band!) torno a casa incuriosito come il più mefistofelico dei gatti. Scopro dunque che la formazione si completa con tale Hansi Kecker alle tastiere (tastiere!?), Marzo Nixxx al basso (francamente inguardabile, un piccione dark praticamente!) e Yvonne Durand, con tutta probabilità la sorella o la moglie di Jimmy, al posto di Jutta. Inutile dire che il desiderio più grande era scoprire quanto la defezione della Regina Pirata avesse potuto nuocere ai ricomposti Zed Yago. Dopo ripetuti ascolti del disco quello che posso dire in completa e totale obbiettività è quanto segue: Yvonne si presenta molto male, imitando sfacciatamente Jutta Weinhold fin dal look, ed eccedendo vistosamente in pacchianaggine (una cinquantenne in reggicalze, lonze di ciccia in bella vista, bocca rosso fuoco e pose da felina voluttuosa! Onestamente ho avuto qualche imbarazzo). E per quanto attiene al cantato si dimostra meno potente ed intensa dell’originale, se non in qualche caso anche stonata (“You Can’t Bring Me Down”). Ma sarebbe fin troppo facile bocciare Yvonne e tutta la band alla luce del mortificante confronto con sua maestà Jutta. Fatto salvo che il carisma ed il talento della unica e vera cantante degli Zed Yago non conoscono confronto alcuno (benché attualmente la nostra valchiria sia sul mercato, sotto il nome di Weinhold, con la sua non proprio eccelsa ultima fatica), va anche detto in tutta sincerità che “Invisible Guide” non è affatto male. Le coordinate stilistiche degli Zed Yago sono rimaste miracolosamente immacolate, puro heavy metal solenne, cadenzato, roccioso, a tratti epic, a tratti hard rockeggiante. La prova degli strumentisti è più che dignitosa, anche se ora come prima la line up non è fatta certo di virtuosi del pentagramma. I ritornelli sono convincenti, molto melodici e maestosi come la tradizione ci aveva ben abituato. E tutto sommato Yvonne ben si amalgama al nuovo corso degli Zed Yago, palesando i propri limiti ma anche i propri pregi, che consistono nel non aver snaturato oltre modo l’impostazione di rodate linee vocali, e nell’aver cercato con evidente determinazione di infondere la massima grinta e teatralità al proprio ruolo, risultando per questo sufficientemente convincente e coinvolgente. “If I Close My Eyes Forever”, “The Invisible Guide”, “Custer”, “Fear in Your Eyes”, “Heaven or Hell”, “To the Top of the Mountain”, sono canzoni molto gradevoli ed efficaci. “Seven Seas” cita con troppa facilità la bellissima “Revenge” (estratta dal debutto degli Zed Yago, “From Over Yonder” del 1988), “Fire” e “Daydreams” sono tutto sommato banalotte e poco significative, mentre “Sir Francis”, le cui liriche celebrano le gesta di Sir Francis Drake, sfiora apertamente il plagio dei Running Wild (beh, pirati per pirati direte voi!). Ammettere che questo lavoro è discreto mi costa gioia e amarezza al contempo, poiché il metal di oggi ha bisogno più che mai di band come i qui presenti Zed Yago, ... ma uno sgarro del genere a Jutta!

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