Una leggenda che non ha alcun bisogno di presentazione, nonché una delle migliori band di nwobhm (e di heavy metal in generale) che mai abbia infestato i nostri hi-fi. Quattro incredibili album, quattro inestimabili gemme pubblicate tra il 1980 e il 1984 (“Give ’Em Hell”, “Stagefright”, “Cloak And Dagger”, “Lords Of Sin”) oltre ad un best of edito dalla British Steel nel 1996. La band risorge a nuova vita nel 2000 con l’ennesimo nuovo singer in formazione dopo i grandissimi Steve Bridges (primi due album) e Luther Beltz (secondi due); nel 2001 arriva “The Witching Hour” con uno strepitoso Harry Harrison dietro al microfono. Mentre Luther Beltz gioca più o meno correttamente la carta di una nuova band chiamata Wytchfynde (ovvero una Y in più!) e con nuovi compagni pubblica nel 2002 “The Awakening”. Entrambe le formazioni si muovono sulla scorta di quanto prodotto in passato con i Witchfynde, ed addirittura Montalo, Surgey e Scoresby affiancano in realtà solo pochi brani inediti (“The Other Side”, “You’ll Never See It Coming”, “In Your Dreams”) ai vecchi classici della band come “Stab In The Back”, “Leaving Nadir”, “Hall Of Mirrors”, “Give ‘Em Hell”, “Conspiracy”, “Wake Up Screaming”. Se da una parte viene giocata l’operazione “vecchie glorie sempre verdi”, dall’altra vanno fatte a mio parere alcune considerazioni: anziché sopravvalutarsi, rilasciando magari un nuovo album con poche idee e tanti filler, i Witchfynde con umiltà si tolgono la ruggine secondo la politica dei piccoli passi, ovvero una sorta di EP affiancato a canzoni storiche; la “ri-lettura” dei classici di repertorio è fatta con estremo riguardo e rispetto, e se possibile ogni song guadagna in potenza e produzione beneficiando di una preziosa ventata di freschezza ed ammodernamento; Harrison meritava questa possibilità poiché la sua splendida voce e la sua magnifica capacità interpretativa dovevano essere messe alla prova sui pezzi che hanno eternato la band. Per altro, in un confronto con i Wytchfynde di Beltz, chi ne esce sconfitto è proprio quest’ultimo, che dà alle stampe un disco caruccio, gradevole ed ortodosso ma certo non sconvolgente o pregnante. “The Witching Hour” è un CD che emana un fascino arcano ed irresistibile, che sarebbe un delitto non avere.






