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Recensioni Novità Visceral Throne - Omnipotent Asperity
 

Visceral Throne - Omnipotent Asperity Visceral Throne - Omnipotent Asperity

Visceral Throne - Omnipotent Asperity

info

Titolo
Omnipotent Asperity
Etichetta
Anno
Durata
28 minuti
Nazionalità
Formazione
Dylan Cox - Vocals
Bills Swills - Bass
Andrew Sutton - Drums
Justin Smith - Guitars
Tracklist
1. The Amaranthine
2. Omnipotent Asperity
3. Epitaph
4. Transcending Carnality
5. Conceptual Metamorphosis
6. Inherent Spiral Of The Human Continuum
7. Ignorant Persistence
8. Unknown
Voto
7,5
Scritta da
Maiden1976

Come diceva il buon Rino Tommasi, “circoletto rosso” per l’esordio su discetto degli americani Visceral Throne che con il qui presente “Omnipotent Asperity” piazzano davvero un bel colpo grazie anche alla sempre attenta etichetta Brutal Bands. Sinceramente devo ammettere che non mi aspettavo un così buon risultato subito al primo tentativo, ma dopo una manciata di ascolti mi sono subito dovuto ricredere perché la band, pur essendo giovane ed inesperta ci sa fare eccome! I punti di forza di questo lavoro sono molti, innanzi tutto la durata, 28 minuti per una proposta del genere secondo me è una lunghezza quasi perfetta. Poi la tecnica, presente in dose massiccia dove occorre, da questo punto di vista voglio spezzare una lancia a favore del chitarrista Justin Smith, vero punto di forza del quartetto e impressionante macina-riff. E’ infatti lui il pilastro dove viene eretto tutto il muro di suoni della band stelle-strisce. Non ci sono tracce che risultano meglio eseguite rispetto ad altre, è l’intero lavoro che risulta omogeneo e si assesta per tutta la sua durata su alti livelli tra numerosissimi cambi di tempo, assoli melodici, stop and go e rallentamenti spaccaossa. Ovvio che i nostri non inventano un bel nulla, le influenze sono palesi, gli Immolation fanno capolino nelle parti più cadenzate ed “atmosferose” mentre Suffocation e Devourment la fanno da padrone nelle parti più Brutal/Slam del lavoro. Detto degli aspetti positivi è ovvio che c’è anche l’altra faccia della medaglia da dover esaminare e purtroppo qui i dolori vengono da una produzione poco sufficiente che penalizza non poco i suoni della batteria (forse il drum-kit Bontempi di mia figlia suona meglio) e da una certa ripetitività di fondo, in effetti in alcuni passaggi la band tende ad auto-plagiarsi. Nota di merito anche all’artwork del mio amico Marco Hasmann sempre molto ispirato nel proporre su carta le visioni apocalittiche della band di turno. Non fa eccezione il caso dei Visceral Throne che in copertina fanno capeggiare una sorta di Torre di Babele decadente ed abbandonata come da concept narrato nella title–track. La scalata verso il trono è iniziata.

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