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Power Theory - An Axe To Grind Power Theory - An Axe To Grind

Power Theory - An Axe To Grind

info

Titolo
An Axe To Grind
Anno
Durata
49 minuti
Nazionalità
Formazione
Bob Ballinger - voce, chitarra
Dave Santini - voce
Jay Pekala - basso
Lorin Savadore - batteria
Tracklist
1. Edge Of Knives
2. Deceiver
3. Pure Steel
4. An Axe To Grind
5. A Fist In The Face Of God
6. The Seer
7. On The Inside
8. Colossus
9. The Hammer Strikes
Voto
8
Scritta da
Steve

Secondo album in studio per gli statunitensi Power Theory, che con il loro metal intendono proporsi come nuova alternativa sulla scena mondiale del genere. Fondati un anno fa in Pennsylvania per iniziativa del cantante e chitarrista Bob Ballinger, i Power Theory non sono la classica metal-thrash band, ma mescolano differenti tipologie di metal, con tocchi di elettronica ed elementi epici, che ne fanno un progetto molto interessante anche se ancora poco noto. Lo stile della band mutua assai da quello di almeno due mostri sacri, ovvero Metallica e Saxon, ma, proprio come questi ultimi, sanno mescolare anche tonalità più soavi e acustiche a testi a volte irruenti (come nella velocissima "A Fist In The Face Of God). Notevole è anche l’influsso di nomi tedeschi, quali Sodom e Accept, mentre i riffs paiono spesso evocare addirittura gli dei anglosassoni Iron Maiden (basti pensare all’andamento di pezzi come "The Seer" e "Deceiver", in cui l’attacco è lento e poi esplode in un notevole crescendo). Caratteristica peculiare della band è la voce di Bob, molto rauca e lontana dagli acuti tipici del genere, tanto da parere più vicina a quella dei Mötley Crue o degli Accept che all’ugola dei vari Hetfield & Co., anche se non mancano particolari esibizioni su tonalità alte che rendono la band particolarmente notevole. Non c’è solo la voce, certo; i Power Theory sanno anche lavorare benissimo sugli strumenti, in particolar modo nelle parti soliste, come l’assolo di "Edge Of Knives" o lo stupendo attacco di basso di "Colossus", così come nelle parti di elettronica. Ne sono esempi pezzi come "An Axe To Grind", in cui l’attacco ricorda quasi il nu metal, ma soprattutto il pezzo più riuscito dell’album, "The Hammer Strikes", in cui tutto quanto sperimentato nei primi otto brani confluisce a formare un amalgama che unisce tocchi elettronici, una voce che da rauca diventa scream nello stile dark e cori epici che ricordano i Rhapsody Of Fire. Proprio per le caratteristiche che ho appena descritto, i Power Theory meriterebbero sicuramente più spazio; il risultato del lavoro dei quattro ragazzi della Pennsylvania è sicuramente sopra le righe per questo saper unire caratteristiche musicali e vocali diverse anche attraverso elementi insoliti nella scena del genere, come l’uso dell’elettronica.

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