I marchigiani Compagni Di Baal debuttano con Jolly Roger Records - e già questo ci fa prevedere un cantato in lingua madre, marchio di fabbrica delle release della label piratesca - dopo il demo di 5 tracce del 2010, dal quale per altro vengono estratte "R.I.P." e "Nell' Oscurità". Risulta abbastanza facile il parallelo con L'Impero Delle Ombre, band che recentemente ha prodotto un disco che si intitola proprio "I Compagni Di Baal" (il riferimento è allo sceneggiato tv dei tardi '60 Les Compagnons de Baal, di Pierre Prevert) e che usa la lingua italiana. Ho letto dichiarazioni della band che rivendicano diversità ed indipendenza dall'Impero, per altro anche abbastanza condivisibili, nel senso che i tosco-salentini sono più strettamente aderenti al verbo sabbathiano, più inseribili in un contesto heavy-hard (e doom), e interessati ad atmosfere plumbee e sulfuree, tanto da aver etichettato il proprio sound come "cemetery rock"; mentre I Compagni di Baal aprono verso un contesto più genericamente rock, con forti elementi progressive (all'italiana), settantiani e financo vagamente jazz (ad esempio in "Tra Potere E Libertà"). Tuttavia il calderone di riferimento delle due band è pur sempre contiguo, non è che tra L'Impero Delle Ombre e I Compagni Di Baal passi la differenza che c'è tra i Pooh e Avril Lavigne, e del resto anche le scelte iconografiche e testuali dovevano mettere sull'attenti la band che determinati paragoni sarebbero stati (ovviamente) sollevati. Questa lunga digressione non sembri pretestuosa, in realtà dice già molto sul sound del debutto dei Compagni e sulle loro suggestioni messe in musica. Platter interessante, denso e abrasivo il loro, che coinvolge come la lettura di un bel giallo (o la visione del su menzionato mitico sceneggiato francese), sempre in bilico tra il rosso ed il nero, sangue ed oscurità, Goblin, Death SS, Deep Purple, Rainbow, Banco Del Mutuo Soccorso, Le Orme e persino una spruzzata di nwobhm.






