Una riflessione può essere accompagnata da una matura presa di coscienza, sensibilità che sa evolvere al concreto cambiamento, acuto dolore che ci insegna cosa fare del nostro domani, non intorpidendoci o isolandoci. Queste le prime sommarie sensazioni all’ascolto degli Arctic Plateau, project dedito ad un Rock delicato, capace di compiere un viaggio attraversando di netto gli anni Novanta, ponderando Shoegaze, Indie, Metal, e guardando anche al futuro. Andiamo però oltre le classificazione, rimanendo stregati dalla capacità di mettersi in discussione, sfiorando anche in “The Enemt Inside” il Black, con l’aiuto alla voce di Carmelo Orlando dei Novembre. Episodio quest’ultimo che non stona, se non altro per la malinconia e il cupo grigiore che aleggiano nei preponderanti momenti melodici del disco. Galleggiamo allora in un’estasi fatta di mille pensieri, colori che prendono improvvisamente vita, avvolgendoci in emanazioni di avanguardismo e sperimentazione. Gli Arctic Plateau dimostrano competenza tecnica, unitamente ad un gusto per le strutture e le melodie unici. Rimaniamo colpiti da questo pallido sole, i cui riflessi ci ristorano senza abbagliare. Gotici, e poi d’un tratto più freddamente cupi, i ragazzi si dimostrano capaci di andare oltre l’orizzonte conosciuto, pur senza stravolgere ed annoiare con arzigogoli fini a loro stessi. Sinceri complimenti!






