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Recensioni Novità Six Feet Under - Undead
 

Six Feet Under - Undead Six Feet Under - Undead

Six Feet Under - Undead

info

Titolo
Undead
Anno
Durata
40 minuti
Nazionalità
Formazione
Chris Barnes - voce
Steve Swanson - chitarra
Rob Arnold - chitarra
Jeff Hughell - basso
Kevin Talley - batteria
Tracklist
1. Frozen At the Moment of Death
2. Formaldehyde
3. 18 Days
4. Molest Dead
5. Blood On My Hands
6. Missing Victims
7. Reckless
8. Near Death Experience
9. The Scar
10. Delayed Combustion Device
11. Vampire Apocalypse
12. The Depths of Depravity
Voto
7
Scritta da
Psychotron

La principale critica da sempre mossa ai Six Feet Under è stata quella dell'immobilismo sonoro, una band statica, tutta poggiata sul groove, incapace di partorire veri album epocali e, per qualcuno, anche minimamente significativi. Personalmente mi è sempre sembrata un'accusa ingiusta e neanche tanto fondata, visto che prendendo a campione qualche disco della band, di cambiamenti se ne sentono, eccome. "Haunted" e "Warpath" immettono i floridiani nel solco dei cugini Obituary (floridiani pure loro, e coi quali condividono il chitarrista Allan West). Più in là, "True Carnage" modifica sensibilmente le coordinate del death style del gruppo, rendendo il sound enormemente più oscuro, claustrofobico, morboso, anche grazie alla modulazione sempre più perversa delle vocals di Barnes. Arriva poi la fase dei vari "Bringer Of Blood", "13", eccetera, i dischi del groove conclamato, dedicati quasi esclusivamente a mid-tempos e pervasi da lyrics socio-gore, i dischi per intendersi che il denigratore medio dei Six Feet Under vede come la pietra dello scandalo. In più ci sono da considerare i "Graveyard Classics", release nelle quali il combo rilegge a modo proprio grandi rock anthem, e segnatamente gli AC/DC. Oggi esce questo "Undead" ulteriore spostamento di stilemi in casa Six Feet Under, visto che la band arrotonda il sound ed accompagna il consueto groove con una ricchezza strumentale in precedenza sconociuta a Barnes e soci. Oggi i S.F.U. sembrano più un gruppo death come tutti gli altri, per qualcuno questo è un pregio, per altri - compreso il sottoscritto, non lo nego - la "normalizzazione" non è necessariamente una novità positiva. Ok, complessivamente "Undead" è un album dinamico e scorrevole, meno legnoso e ossessivo della solita produzione S.F.I., ma questo non rende di per sé il songwriting eccellente; alla fine pare più una questione di forma che di sostanza, ovvero "come" le song sono suonate piuttosto che la validità di ogni singolo riff. "Undead" dà un'apparente sensazione di maggior pienezza, ma, dopo averlo ascoltato più volte, ho il sospetto che faccia l'effetto hamburger di McDonald, lì per lì sei pieno, poi dopo mezz'ora hai di nuovo una fame boia. Intendiamoci, "Undead" non è un album insoddisfacente, ma mi sembra meno personale di altri, e parlo a titolo di fan della prima ora della band. Se non altro, gli eterni fautori del "cambiamento" almeno stavolta saranno contenti (...si spera!).

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