Non conosciamo il passato discografico di questo artista, quel che è certo è che ci risulta che dopo un EP con il project Stereo Junks! ora pubblichi questa omonima fatica in studio. Il sound proposto naviga su lidi Hard Rock, ballad robuste e stradaiole che lasciano poi spazio ad un meccanico e ficcante Industrial. Non nascondiamo un certo stupore per l’idea, che troviamo originale, anche se a volte ci pare vi siano episodi nell’album decisamente riempitivi e non all’altezza di altri. “High Clash Motherf***er” scivola via, un po’ strafottente, un po’ imbellettato, capace di sciorinare alcune “schitarrate” veramente unte, per poi trasferirsi su un asfalto bollente e decisamente Punk/Rock. Insomma, considerati i fattori messi in campo, possiamo dirci soddisfatti, vista comunque questa personale interpretazione. Ci ritroviamo così in una Route 666 del futuro, desertica e tecnologica allo stesso tempo, vento tra i capelli tra polvere e bit elettronici. Full-lenght particolare, in cui manca solo una certa continuità di personalità ed incisività.






