Intento tutto il giorno ad ascoltare metal e ultrametal nelle sue accezioni più marce, opprimenti e violente, per dare il meglio del meglio del mio sangue di scribacchino alla webzine, l'ascolto dei 18 Summers si è rivelato un piacevolissimo diversivo. Il duo tedesco offre una manciata di songs lievi, solari e positive, anche dove un certo sentimento malinconico e rugiadoso pare affacciarsi tra le note lievi e soffuse. La band propone un pop sintetico e sofisticato, che talvolta collima col pop puro e semplice, senza sofisticazioni elettro-computeristiche. Flaucher (ex Silke Bischoff) si diverte ad alternare linee vocali che svariano dal melodico e avvolgente, allo straniato asettico, fino al semi hip hp (come in "Chippewa Lake Park" o in "Underworld"), che pare però debba definirsi "low bap" (una forma rallentata di musica rap). Collante di tutto è la leggerezza del sound, sempre etereo, spumeggiante e positivo nell'attitudine e nello spirito (eccezion fatta per le ultime due tracce, "The Funeral" e "Secretly", dall'approccio più oscuro e cantautorale). Ed è così che ci si sente al termine dell'ascolto, una volta tanto, aggraziati, fragili, rarefatti, armoniosi.






