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Recensioni Novità Candlemass - King Of The Grey Islands
 

Candlemass - King Of The Grey Islands Candlemass - King Of The Grey Islands

Candlemass - King Of The Grey Islands

info

Titolo
King Of The Grey Islands
Etichetta
Anno
Durata
53 minuti
Nazionalità
Voto
8,5
Scritta da
Silentwater

E’ durato poco il rientro di Messiah Marcolin nei Candlemass, il tempo di sfornare il buono (ma non di più!) “Candlemass”, e poi se ne è andato di nuovo, lasciando vacante il posto di cantante di una delle band più importanti del metal mondiale. Come suo sostituto Leif Edling, bassista e mente della band, ha però chiamato un altro pezzo da novanta, ovvero il grandissimo Robert Lowe, voce degli altrettanto grandi Solitude Aeturnus, che, come chi lo conosceva si poteva attendere, si è rivelato all’altezza del difficilissimo compito che gli era richiesto, non far rimpiangere il leggendario Messiah. “King Of The Gray Island” ha tutte le caratteristiche del classico album Candlemass, lento, pesante, massiccio, un continuo fluire di metallo oscuro e disperato, il cui incedere è stavolta diretto dalla voce drammatica di un Robert Lowe in stato di grazia, che sfodera una prestazione meravigliosa, un piccolo miracolo di interpretazione e potenza che riesce a rendere ogni brano emozionante, denso di pathos come meglio non si poteva desiderare per un disco che parla di dolore e suicidio. Ogni canzone lascia la pelle d’oca, la potenza della musica racchiusa nei riff delle chitarre sposata alla voce di Lowe lascia ogni volta senza fiato, sembra di essere sospesi in un vortice fuori dal tempo. I brani sono tutti di ottimo livello, l’album è molto omogeneo ma fortunatamente le composizioni sono talmente ispirate che fin dall’inizio si evita la sensazione di avere di fronte un “mattone”, e si possono subito apprezzare le sfumature delle varie canzoni, i ritornelli carichi di tensione, i riff potentissimi, i commoventi stacchi acustici… Segnalo, come eccellenze tra le eccellenze, “Devil Seed”, “Of Stars And Smoke”, “Daemonia 6” e “Embracing The Styx”, ma per un appassionato di doom metal quest’album è davvero un must-have, senza tanti giri di parole. I “nuovi” Candlemass sono andati addirittura oltre le aspettative, hanno trovato un cantante unico e l’ispirazione quasi all’altezza dei bei tempi che furono: cosa si può chiedere di più? Un’ultima nota la merita la cover dell’album, quanto di più “doom” si sia mai visto, se anche l’occhio vuole la sua parte qui davvero non ha di che lamentarsi…

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