Dopo "Wild Cat", in appena un anno, la band si rivoluziona fortemente, via Jess Cox ai microfoni, al suo posto subentra Jon Deverill (Persian Risk), e si aggiunge come seconda chitarra un certo John James Sykes...! Se qualcuno temeva dei contraccolpi dopo un album eccelso come il debutto, deve essere rimasto piacevolmente sorpreso poiché "Spellbound" conferma tutto il confermabile in casa Tygers. Il sound complessivo (in special modo chitarre e linee vocali) si raffina, il taglio grezzo e raschiante del precedente episodio si rende più elegante ed avvolgente, ma non per questo "Gangland", "Take It", "Hellbound", "The Story So Far" o Tyger Bay" sono songs meno energiche e destabilizzanti per un rockopatico! In realtà c'è poco da dire su quest'album se non constatare che è un perfetto risultato di new wave of british heavy metal, uno degli highlights del genere, possente e tritatutto dall'inizio alla fine. Financo una ballad come "Mirror Mirror" ti fa bollire il sangue nelle vene, tale è l'intensità e la veemenza espressiva, degna di una tragedia di Brecht o di Sofocle (se mi si perdona il paragone avventato!). Deverill alla voce è uno splendore della natura, forse la miglior voce nwobhm insieme a Dave King (prima che lasciasse i Fastway per darsi al folk /punk rock dei Flogging Molly), e Sykes alle sei corde è semplicemente l'espressione di gusto e talento ai massimi livelli, del resto stiamo parlando del chitarrista anche di Thin Lizzy, Whitesnake e Blue Murder. Album ristampato più volte, con molto materiale bonus.






