“Ma chi l’ha detto? Ma dove sta scritto? Ma chi l’ha deciso? Ma chi l’ha stabilito?...Si era sempre fatto uno per volta...E invece a me piace due per volta!”, no non sono frasi di Cicciolina, anche se l’ultima le potrebbe star bene in bocca (insieme a svariate altre cose…), ma sono estratti dal pezzo “Allora avete capito o no?” tratto dallo stupendo ”Uffa Uffa” di Edoardo Bennato, che l’artista napoletano fece uscire 15 giorni prima di ”Sono Solo Canzonette”, ed è appropriato il paragone con un artista che per portata ed intuizioni è un vero e proprio genio, difatti Devin Townsend chiude la quadrilogia iniziata nel 2009 con l’album ”Ki” e proseguita con ”Addicted”, grazie all’accoppiata ”Ghost” e “Deconstruction”, addirittura usciti insieme, non so se Devin avrà mai ascoltato il brano di Bennato ma sicuramente la voglia di andare contro agli schemi del music biz è la stessa che ha mosso tutti e due facendo un’operazione del genere. ”Deconstruction” inizia paurosamente simile a ”Ghost”, il che ti fa pensare per quale motivo Devin non abbia fatto uscire un CD doppio; presto detto, dopo tre minuti di “Praise The Lowered” si capisce tutto, difatti si scatena la parte più metal di Devin con la voce di Paul Kuhr dei November’s Doom a trascinare un pezzo cadenzato, ma folle, nel più buio degli inferi e così parte questa pazzesca corsa sulle montagne russe che è la musica di ”Deconstruction” con ”Stand” che nei suoi dieci minuti mostra circa cento volti, aiutata dalle vocals malate di Devin e sorretta da quell’altro geniaccio di Mikael Åkerfeldt. In ”Juular” si arriva a toccare atmosfere sympho-black, grazie anche alla prestazione di Ihsahn degli Emperor, poi arriva la prima suite, ”Planet Of The Apes”, con i suoi 11 minuti, si districa in una atmosfera da film fantastico, schizofrenia pura in ”Sumeria”, ancora del sympho-black che finisce in maniera acustica con un ambiente da ballad(?!?), segue ”The Mighty Masturbator” che vince il primo premio come titolo del millennio, seconda suite di 16 minuti, che mostra ancora mille sfaccettature, mescolando in maniera sapiente power metal con la musica classica, l’electro e il death metal (mah, ci sto capendo poco, ma mi piace!). ”Pandemic” vede la presenza di Floor Jansen ex degli After Forever, ma non per questo il pezzo non è il più violento del CD, con atmosfere cyber-apocalittiche, e cosa dire poi di un brano che inizia con una scorreggia? Certo, la title-track parte in questa maniera ”profumata” per poi evolversi in migliaia di cambi di tempo, inframezzati dagli assoli sempre spiazzanti di Fredrik Thordendal dei Meshuggah. Chiude il tutto ”Poltergeist”, dove finalmente si risente del tutto lo spirito degli Strapping Young Lad. Non è facile parlare di un disco di Devin Townsend, non lo è mai stato ed è per questo che i riscontri non possono che essere soggettivi e quindi contrastanti, ma non si può negare che Devin non sia un genio e che, nonostante i suoi 70 minuti di durata, ”Deconstruction” acchiappi e parecchio anche!






