Iniziamo subito con il dire che una delle curiosità dei Thunderblast è la loro origine colombiana, certo non comunissima tra le nuove uscite metal (mi vengono solo in mente i fratelli Bermudez che hanno suonato per un certo periodo nella band di Blaze Bailey). Per il resto la band sud americana scalda subito l’atmosfera dell’ascoltatore con un classic/power metal di tutto rispetto, riff vertiginosi e un ottimo comparto ritmico danno subito una buona impressione fin dall’inizio. Ottima la produzione dei suoni così come è interessante la voce di Felipe Machado Franco. Del resto per il genere in cui si dipana la musica dei Thunderblast è fondamentale avere un ottimo elemento al microfono. Passando all’analisi delle singole canzoni, dire che dopo la classica intro, “Core Domain” e “Horror At Outpost 10” sono un buon biglietto da visita per gli appassionati del power più classico. Se “Human Torch” mantiene ancora un buon livello di scrittura, leggermente più complessa rispetto ai brani precedenti, la title-track pur nella sua poderosa consistenza heavy, risulta un po’ ripetitiva soprattutto a livello ritmico. Tecnicamente i colombiani non hanno nulla da invidiare a primi Helloween e ai primi Gamma Ray, passaggi velocissimi di chitarra e solos al fulmicotone sono la dimostrazione di un ottima tecnica di base. “When Zombies Rides”, fin dal colpo di fucile iniziale sembra un pezzo da colonna sonora per un classico shooter ludico ma alla fine, vuoi anche per il gusto un po’ kitsch e retrò non mi è dispiaciuta. Ancora atmosfere un po’ horror alla King Diamond ed ecco irrompere la discreta “Screams At Hunted Hill”. Senza per forza di cosa citare ogni singolo brano devo dire che i Thunderblast si sono rivelati un sorpresa molto positiva, in un genere (il power) che per altro forse ha oramai detto tutto quello che doveva dire e, superato un grosso picco di popolarità anche Italia, oramai sta calando di interesse. Certo, non siamo di fronte a nulla di innovativo, né nelle composizioni né nell’approccio stilistico ma talvolta è bello anche cambiare le carte in tavola e sorprendere pur non muovendosi di molto da coordinate classiche. Consigliato a chi non piace cambiare di troppo la retta via tracciati dai grandi del passato






