Avevamo lasciato i barboncini svedesi alle prese con il loro primo live “No Quarter” che coronava il successo costruito attraverso tre album tutti muscoli e sudore, dove specialmente nei primi due si risentiva il sapore del vecchio glam tutto californiano. Il terzo episodio, “Clash Of The Elements” (che vedeva l’ingresso del chitarrista Henrik Bergqvist al posto del dimissionario Pontus Norgren che nel frattempo raggiungeva i connazionali Hammerfall) invece iniziava a mostrare che The Poodles erano anche altro, e quindi AOR e hard rock contornati da mostruose melodie stavano venendo fuori anche attraverso l’ugola multi ottave di Jakob Samuel. Ed eccoci arrivati a “Performocracy”, secondo me l’album della maturità e della consacrazione musicale del quartetto svedese, complice una produzione fantastica, un suono potente, e soprattutto un lotto di canzoni molto vario ma con una grande impronta melodica, dove l’ascoltatore viene continuamente rapito dalle fantastiche melodie magistralmente interpretate da Jakob. Il CD si svolge attraverso tredici tracce, e forse un po’ troppe per questo genere, ma se dovessi indicare quali potrebbero essere i brani riempitivi, farei davvero fatica a trovarli. L’album comunque anche se melodico, è molto dinamico, grazie alla potente sezione ritmica, sulla quale i riff micidiali di Henrik la fanno da padrone, e dove l’ugola di Jakob trova la sua massima espressione e ci consegna uno dei migliori singer del momento. Andando nel dettaglio della qualità dei brani, ci sono naturalmente alcuni che sono una spanna superiore agli altri, e quindi spiccano l’opener “I Want It All”, “Father To Son” (che strano, due titoli dei Queen), “Cuts Like A Knife” “Love Is All” e la stupenda power ballad “As Time Is Passing”, dove Jakob non lascia prigionieri. Prima ho parlato di grande produzione, ma devo menzionare anche gli arrangiamenti, e si sente che questi hanno avuto un’attenzione particolare, insomma quel tocco in più che serve per diventare grandi e crederci veramente, tanto da mettere in discussione l’ilare nome del gruppo. Concludo specificando che la singolarità del titolo dell’album è dato dall’unione delle parole Performance e Democracy e che una volta entrati dentro le melodie dei ritornelli di “Performocracy”, non vi basterà tutto il fiato di questo mondo per cantare insieme a loro.






