Settima fatica discografica per i Children Of Bodom che, sotto la supervisione di Matt Hyde (prezioso collaboratore con band del calibro di Slayer, Monster Magnet e 69 Eyes), realizzano dopo il controverso disco di cover "Skeletons In The Closet", questo "Relentless Reckless Forever". Nelle nove tracce proposte, brevi e piuttosto dirette, spiccano i riff infiniti di Laiho e Vatvala, proiettati verso assoli tempestivi, incrociando il suono delle tastiere di Wirman; la sessione ritmica composta da Seppala e Raatikainen segue lo sforzo compiuto dai tre svolgendo il "compitino" senza troppe sbavature. Laiho alterna con sicurezza screaming di discreta qualità al cantato growl, limitato in rare occasioni lungo i diversi brani che troviamo nell'album. Il disco e i suoni in sé non presentano pecche, ma le canzoni, piuttosto scarne, stentano a spiccare il volo, non presentando nulla di nuovo rispetto a quanto già sentito finora dalla band. Da segnalare l'assolo e il riffing presente in "Roundtrip To Hell And Back", e "Shovel Knockout", che richiama le sonorità che si trovavano in "Hatebreeder". Divertenti anche la title-track e "Was It Worth It?", dove il sound delle chitarre e del basso la fanno da padrone. L'operato della Universal in fase di mixaggio è di buona fattura, presentando un lavoro in cui i suoni risultano puliti, chiari, senza essere troppo artificiali. Ci si aspettava qualcosa di più probabilmente dal punto di vista del songwriting da una band che, nonostante la giovane età, ha già acquisito una certa importanza nel panorama metal mondiale. Consigliato ai fans di vecchia data del gruppo, specialmente quelli che hanno apprezzato lavori come "Something Wild", "Hatebreeder" e "Hate Crew Deathroll", in quanto qui si richiama il sound ascoltato in quei tre album. Da rivalutare.






