Prima vera e propria fatica discografica per gli Ucraini Balfor, project nato nel 1997 e con alle spalle tre demo. Ad un primo ascolto, pensavamo di aver sbagliato album, e di aver preso qualche a noi oscura uscita discografica dei Dimmu Borgir. Verificando poi l’effettivo contenuto della cartella nel fedele lettore Mp3, siamo giunti alla conclusione che si tratta di un clone. Niente pecora Dolly, non vi preoccupate, qui ad essere clonate sono state le note e la produzione degli strumenti. Al di là del vestiario, molto più sobrio rispetto a quello di Shagrath e i suoi detergenti per la casa, i musicisti in questione ricalcano la Symphonic Black metal band. Chitarre dai suoni quasi Industrial, ritmiche serrate ed innesti melodic che di tutto sanno, tranne che di originale. Nove brani che si somigliano tra loro e che non inventano granché nel genere di appartenenza, scorrendo via con parecchia banalità. A conti fatti, allora, converrebbe ascoltare gli originali, che prima diventare protagonisti di Zio Tibia Horror Picture Show, ci davano parecchio dentro con il loro Black. Perché acquistare i Balfor allora? Francamente non possiamo darvi ragioni diverse da quelle di essere degli adepti dei già sopra citati Dimmu Borgir, e delle loro sonorità fine anni novanta. Troppo poco per arrivare alla sufficienza.






