Gli Onslaught! Ora non manca proprio nessuno, ci sono tutti, faccio anche in tempo a riesumare la mia metal band del liceo e fare una reunion secondo il trend del momento. In verità, i sudditi di Sua Maestà si erano già presentati alla cassa nel 2007 con "Killing Peace". Ci hanno messo un bel po' a partorire un seguito, ma adesso è scattata l'ora della violenza, la cui soundtrack è a cura, manco a dirlo, proprio degli Onslaught. Che ci raccontano di bello queste 11 tracce? Che il thrash metal non muore mai, quello originale, non i tarocchi "core". Se siete rimasti delusi (come me) dal ritorno dei Forbidden, se i Death Angel vi sembrano dei grandissimi strumentisti che però non trovano più la giusta chiave di volta, se gli Slayer li avete visti in coda all'Inps per ritirare il modulo della pensione, buttatevi sugli Onslaught con fiducia. Al pari della fulminante raintree degli Heathen, i thrashers di Bristol hanno ancora integrità e attitudine da vendere. "The Sounds Of Violence" non innova nemmeno per una virgola, ma è quadrato, massiccio, muscolare, esattamente come era lecito aspettarsi. Un platter con molto tiro, e sostanzialmente convincente in ogni sua aspetto. Qua e là si pende troppo sul versante Testament, ma sempre meglio che insozzarsi le orecchie con influenze crossover o nu metal, no? Velocità mediamente molto alte, e grinta da far impallidire la nazionale di rugby inglese. Thrash operaio, magari senza guizzi di creatività esaltante, ma col sudore sulla fronte tipico di chi fa con impegno e rigore il proprio lavoro, senza tanti grilli per la testa. Ah, c'è pure la cover di "Bomber"!






