Signori e signore, ecco a voi uno dei migliori dischi epic metal dell’anno! Metallo epico, puro ed incontaminato, fiero ed eroico, atmosferico ed evocativo, dalle forti inflessioni doom e dalle accelerazioni galoppanti, che vede in Bathory, Candlemass, Manowar e Doomsword i principali nomi di riferimento. Gli autori di questo piccolo gioiello musicale, intitolato “The Golden Bough”, sono gli Atlantean Kodex, quintetto bavarese attivo dal 2006, che conta nella propria discografia solo un paio di EP, datati 2007 e 2008. Non capita tutti i giorni di ascoltare un lavoro come questo, così classicamente epico (lo spirito dei Bathory, più di tutti, aleggia sulla totalità delle composizioni dell’album) da poter sembrare un album degli anni 80. Anche le lyrics di “The Golden Bough”, che è sottotitolato “A Study In Magic And Religion”, appaiono interessanti: la band tedesca si ispira ad un’opera di Sir James George Frazer (la stessa che da il titolo al disco), che tratta dell’origine delle religioni europee (compreso il cristianesimo), descrivendole come il risultato di migliaia di anni di culti magici e riti della fertilità. Oltre alle liriche, l’immagine evocativa del gruppo è ampliata dallo splendido quadro scelto come copertina, “Die Toteninsel” di Arnold Bocklin, che fa di “The Golden Bough” una gioia anche per gli occhi, oltre che per le orecchie! Ma passiamo alla musica, con l’accoppiata iniziale rappresentata da due lunghe composizioni di oltre dieci minuti: “Fountain Of Nepenthe”, introdotta da delicati arpeggi atmosferici, esplode con la potenza di una marcia cadenzata, sulla quale il vocalist Becker (bravo ma non particoalrmente dotato) si rivela abile intessitore di fiere melodie, mentre “Pilgrim” risulta più che un tributo ai Manowar di “Into Glory Ride”. Se “Temple Of Katolich Magick”, intrisa di flavour nordico e candlemassiano, è ancor più lenta e pesante delle precedenti composizioni, con le battagliere “Disciples Of The Iron Crown” e “The Atlantean Kodex” i nostri dimostrano le loro qualità anche alle prese con ritmi più serrati e galoppanti. Tra le due, emoziona il bellissimo ritornello dell’evocativa “Vesperal Hymn”, mentre a chiudere il disco ci pensa la lunghissima “A Prophet In The Forest”, forse un po’ troppo dispersiva e pesante, ma che riesce comunque a catturare magicamente l’ascoltatore. I difetti di “The Golden Bough” risiedono nell’eccessiva lunghezza dei pezzi e dell’album stesso, e in qualche citazione di troppo (il riff di “Pilgrim” è proprio quello di “Sacred Of Steel”!), ma è raro imbattersi in un lavoro di tale portata in campo epic metal, quindi orsù, oh defender, fate vostro questo disco, o le porte del Valhalla metallico vi saranno per sempre negate!






