Sebbene sia un grande fan degli Autopsy non sono mai riuscito a farmi coinvolgere troppo dagli Abscess. D'accordo, divertenti, dissacranti, old school, tutto sommato sulla scia degli Autopsy, ma il triplo più sguaiati, più gore, più anarcoidi, più rumoristi, più fetidi. Detta così pare che gli Autopsy rappresentassero il versante intellettuale di Reifert (e pure di Coralles che condivide entrambe le band), il che in un certo senso è anche vero, sempre tenendo conto del contesto, ovvero gente allegramente abituata a celebrare la cacca, i succhi gastrici, le vaginiti, la sodomia necrofila, eccetera. Nonostante non li dimostrino, gli Abscess hanno 16 anni, un miliardo di demo, split ed EP alle spalle, e 6 full lenght all'attivo, "Dawn Of Inhumanity" compreso. Un po' meschinamente potrei archiviare la pratica dicendo che se avete apprezzato il mal di denti da ascesso sin qui, continuerete a goderne feticisticamente anche con questa sesta fatica della band californiana (...ma un po' di sole, spiagge e bionde in bikini no eh?). L'album può far simpatia per la sua totale apatia verso suoni moderni, a Reifert non frega una cassuola del death metal odierno, più o meno core, più o meno melodico, più o meno industrial, Reifert va per conto suo e se non condividi la linea....giù secchiate di vomito in faccia! E "Dead Haze" è pure una signora traccia, insolitamente raffinata e inquietante per lo standard sgangherato degli Abscess; così come vaghissimamente affiorano reminiscenze quasi stoner e più rock 'n' roll (vedasi la conclusiva "Black Winds Of Oblivion"). Comunque sia, "Dawn OF Inhumanity", lungi dall'essere un capolavoro, è il solito disco degli Abscess col suo solito target di riferimento che non mancherà di identificarsi nella colata di putrefazione rampicante ordita dal lercio Reifert. Tutto come previsto, né bene, né male.






