Stereogeddon - Giudizio Finale (vol. 10)
Ma quanti album hanno pubblicato i Rage? Qualcuno magari li ricorda anche a qualche Festival di Sanremo degli anni '60? In realtà la band ha saputo rendere il proprio sound dinamico nel tempo, dagli esordi truci e monocorde di "Prayer Of Steel" (1985) e "Reign Of Fear" (1986), al metal integerrimo di "The Missing Link" (1993), fino alla rivoluzione sinfonico-orchestrale di "Lingua Mortis" (1996) e all'arruolamento provvidenziale del genietto delle sei corde Victor Smolski a partire da "Ghosts" (1999). "Strings To A Web" si candida come l'album che riunisce tutte le anime mostrate sin qui dai Rage. Stiamo a vedere ....
I Rage hanno festeggiato lo scorso anno il loro 25° anniversario, traguardo di tutto rispetto per qualsiasi band, celebrandolo con diversi show dedicati a quest’evento. Traguardo che dimostra peraltro come Peavy Wagner abbia condotto bene la band nel corso di questi anni, a dispetto di alti e bassi, tra capolavori e dischi di ordinaria di amministrazione e tra innumerevoli cambi di line up: in tempi più recenti, il più significativo è stato senz’altro quello del 1999, quando lasciarono i 4/5 della band. Da allora, Peavy ha instaurato un fruttuoso sodalizio con Victor Smolski, che continua fino ai giorni nostri e che ha segnato l’inizio di una nuova epoca per il gruppo tedesco. Oggi i Rage sono dunque una band che non pensa affatto a sedersi sugli allori, guardando sempre invece con convinzione al futuro, come dimostra la pubblicazione di questo nuovo album, intitolato “Strings To A Web”. Alla batteria viene confermato Andrè Hilgers, che aveva esordito su “Carved In Stone” e che in effetti riesce a non far rimpiangere il grande Mike Terrana. Rispetto al precedente album, l’impressione è che “Strings To A Web” sia un po’ meno diretto e più vario: ritroviamo infatti senz’altro brani nel classico stile power dei Rage che riesce a far convivere alla perfezione aggressività e melodia, talvolta con qualche venatura prog, ma soprattutto ritroviamo anche brani orchestrali, che rimandano in qualche misura al periodo della collaborazione con la Lingua Mortis Orchestra. In particolare, facciamo riferimento a “Empty Hollow” (che di fatto può considerarsi un unico brano con le successive tracce: la title track, “Fatal Grace”, “Connected” e “Empty Hollow Reprise”), dove i Rage si avvalgono della collaborazione di una vera orchestra, che conferisce un tono solenne alle loro composizioni. Ma, in generale, tutta la tracklist si mantiene su buoni livelli e anche stilisticamente i Rage riescono a conseguire un perfetto equilibrio tra l’esigenza di rimanere fedeli al proprio classico sound e quella di farlo risultare al contempo fresco ed attuale. Tra tutti i brani, ci limitiamo quindi a menzionare solo “Hellgirl”, traccia di grande impatto e con un bel ritornello, che sicuramente troverà spazio in sede live. Complimenti dunque ai Rage e cento di questi anni!
(Elio F)
Voto: 8
Anno nuovo e subito in arrivo la nuova fatica dei mitici Rage targata “String To A Web“ che suggellano anche il loro quarto di secolo di attività (ricordiamo unico superstite il fondatore Peavy). Certo che tutto è cambiato dai tempi del metalmeccanico Manni Schmidt (con uno stile chitarristico vecchia guardia ma avvincente, per carità) o dai tempi recenti del Terrana ipertecnico alla batteria; ma lui Peavy è sempre là, con qualche capello in meno e manciate di chili in più, però sempre degno di quella carica metal che ha segnato la sua vita ed i nostri ascolti power metal. Adesso che il genio e la tecnica di quel mostro d'uomo che è Victor Smolski - bielorusso figlio di insegnanti di musica, e vero “gitano“ polistrumentista - vengono integrati alla perfezione nel songwriting dei Rage, la macchina continua a girare con ingranaggi bene oliati che si perfezionano di album in album, venendo a comporre un puzzle, con “String To A Web“, che riprende lo speed teutonico del passato, spruzzi thrashy, accostando momenti orchestrali fino a razzolare nel progressive più puro (giusto negli stacchi o nei passaggi più intricati spesso in clean). Sinceramente appare godurioso un platter che nel 2010 suoni così, produzione ottima e sconvolgente come al solito (ad opera di Smolski e Charlie Bauerfeind nei Twilight All Studio), songwriting superlativo con la miriade di giochini ed abbellimenti piazzati dappertutto ad opera sempre del chitarrista che amo forse di più negli ultimi anni, guitar-hero e genio mai invasivo ma sempre presente che apporta aria fresca nota dopo nota, magnifico. Presente pure la Lingua Mortis Orchestra ad evidenziare il lato sinfonico dell'anima della band e a contrapporlo al metal in mid-tempo (“Empty Hollow“) sorretto da riffoni imperiali e solidi come muri di granito! “String To A Web“ esce potente e cazzuto come i Rage sono e hanno saputo ritrasformarsi nel corso di una magnifica carriera mai macchiata da passi falsi, riuscendo astutamente a non ingolfarsi in una musica sempre uguale e che logora tanto da non esaltare più (esempio ... Grave Digger?). Se è vero che il mastermind resta Wagner è altrettanto inopinabile non constatare che se i Rage sono grandi oggi è soprattutto grazie all'estro di Smolski che riscaldando e ritoccando con un po' di sale, prezzemolo e olio il sugo sonoro della band, si dimostra ad oggi tra i più espressivi talenti sulla scena. Giudizio: tutto ciò che mi aspetto e voglio dai Rage, per me ogni nuovo disco rappresenta un capolavoro....quello che si ha nell'ascoltare band che spaccano ancora, cribbio!
(Il Francese 899)
Voto: 8
Gli anni passano, inesorabilmente, e per tutti, e nell’arco della mia vita metallara, ci sono molti gruppi che mi hanno accompagnato, crescendo insieme, esplorando di volta in volta nuovi orizzonti; anzi, invisibili orizzonti, come il titolo di una loro celeberrima canzone di vent’anni fa. Parlo proprio dei Rage, gruppo che quest’anno festeggia i 25 anni di carriera, e che ha saputo rinnovarsi attraverso diciannove dischi in studio, passando dal thrash, al power, all’heavy, per sconfinare poi nelle varie orchestrazioni che hanno caratterizzato il sodalizio con la Lingua Mortis Orchestra, e che è cresciuta anche attraverso i vari cambi di line-up, annoverando fior fiori di musicisti, proponendo anche per un periodo la formazione a quattro come agli inizi. Ho parlato di cambi di formazione, ma naturalmente Peavy è sempre stato della partita, mente incontrastata della band, anche se ormai divide lo scettro con il virtuoso chitarrista Victor Smolski, che oltre che a comporre, si occupa anche della produzione affiancato dall’amico Charlie Bauerfeind. Dunque, avevamo lasciato i Rage con il precedente “Carved In Stone”, che vedeva l’avvicendamento dietro le pelli di Terrana con Andre Hilgers, e voglio partire proprio da qui. Andre ha capito come deve suonare, e se “Strings To A Web” è un piccolo capolavoro, il merito è anche suo. “Strings To A Web” è una cavalcata attraverso i venticinque anni suonati dai Rage, e ci sono tutti i momenti da cui sono passati, compresa anche la parte orchestrale degnamente rappresentata dalla bellissima “Empty Hollow” brano diviso in movimenti che fa rivivere le gesta di Lingua Mortis. Il trademark dei Rage è stampato in ogni pezzo, ovvero grandi melodie, cori molto catchy, sopra ritmiche serrate e doppia cassa a manetta, e la voce di Peavy è sempre lì, ruggente come sempre. Registrato nei Twilight Hall Studio dei connazionali Blind Guardian, “Strings To A Web” vede anche degli ospiti, tra cui spicca Hansi Kürsch, e la versione limitata è corredata da un prezioso DVD registrato a Wacken lo scorso anno, quindi da comprare assolutamente. Non entro dentro ad una spiegazione track by track, perché su ogni pezzo ci sarebbe da disquisire per ore, ma lascio scoprire all’ascoltatore la bontà delle composizioni che lo trascineranno in un vortice di emozioni. Grandi Rage. Brano Migliore: “Empty Hollow”. Brano Peggiore: nessuno. (Smaz)
Voto: 9









































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