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venerdì, 10 settembre 2010

 
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Fear Factory - Mechanize

 
Fear Factory - Mechanize

info

Band Fear Factory
Titolo Mechanize
Etichetta AFM Records
Genere industrial-electro-synth pop
Anno 2010
Durata 45 Minuti
Nazionalità USA
Formazione Burton C. Bell - Vocals
Dino Cazares - Guitars
Byron Stroud - Bass
Gene Hoglan - Drums
Tracklist 1. Mechanize
2. Industrial Discipline
3. Fear Campaign
4. Powershifter
5. Christploitation
6. Oxidizer
7. Controlled Demolition
8. Designing The Enemy
9. Metallic Division
10. Final Exit
Contatti http://www.myspace.com/fearfactory
Voto 7
Scritta da Thiess

Dopo cinque anni di silenzio - inframmezzati da due EP, una demo e un best of - riecco gli indistruttibili Fear Factory. Come nella migliore tradizione, gli ingredienti del combo made in USA sono gli stessi, un pochino più Thrash/Groove rispetto al Death dei primi capitoli, ma sempre lo stesso è il marchio di fabbrica di questi inossidabili musicisti. Continua l’uso delle clean vocals, anche se il ritorno di Dino Cazares riporta in auge la chitarra - un po’ più nel sottobosco in “Transgression” - e quei suoni tondi ed aggressivi del recente passato. Insieme alla veemenza tipica della band, troviamo delle parentesi electro tra le note, atmosfere che riempiono dei pezzi già di per sé efficaci. La potenza e il carisma trasudano prepotentemente in ogni singolo istante del full-lenght, stesso discorso poi per il gusto delle melodie e di quegli attimi più riflessivi presenti. Ora chiederete voi: tante carne al fuoco allora? In un’eventuale colloquio storceremmo il naso, rispondendovi piegheremmo il capo da un lato e vi diremmo: non proprio e non completamente. Gli sfarzi di “Soul Of A New Machine", "Demanufacture" ed "Obsolete" sembrano lontani, o meglio, quell’intensità e fantasia paiono scemare a favore di un sound rotondo e più attento all’impetuosità. Sì, proprio così, il gonfiore di alcuni passaggi va a soffocare particolari che risentivamo nei prodotti del passato. “Mechanize” va via via migliorando con il suo scorrere, soprattutto quando ritroviamo i distintivi richiami “industriali” della band. Crediamo il momento migliore dell’album sia proprio dato dall’ultima track, epica, crescente e poi romanticamente sfumata nei passaggi finali. Non mancano comunque le emozioni, il trasporto e la passione; peccato però a volte siano oppressi dall’eccessiva voglia di stupire superficialmente. I pezzi si somigliano un po’ troppo, come anche troppo clonati paiono essere gli sviluppi e i toni usati. Tirando le somme quindi ci sbilanciamo nel dire: full-lenght discreto, che non ci delude, ma neanche ci esalta.

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