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venerdì, 10 settembre 2010

 
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Orden Ogan - Easton Hope

 
Orden Ogan - Easton Hope

info

Band Orden Ogan
Titolo Easton Hope
Etichetta AFM Records
Genere heavy-power metal
Anno 2010
Durata 65 minuti
Nazionalità Germania
Formazione Sebastian "Seeb" Levermann - vocals, guitar, keyboards
Tobias "Tobi" Kersting - guitar
Nils Weise - keyboards, vocals
Lars Schneider - bass, vocals
Sebastian "Ghnu" Grütling - drums, percussion
Tracklist 1. Rise And Ruin
2. Nobody Leaves
3. Goodbye
4. Easton Hope
5. Welcome Liberty
6. All These Dark Years
7. Nothing Remains
8. Requiem
9. We Are Pirates
10. The Black Heart
11. Of Downfall And Decline
Contatti http://www.myspace.com/ordenogan
Voto 7
Scritta da Elio F

Tradizionalmente la pubblicazione del terzo album da parte di una band è considerata una tappa importante nella sua discografia, potendo rappresentare quello della consacrazione definitiva. Nel caso di “Easton Hope” degli Orden Ogan, tuttavia, non ci sembra di poter affermare ciò. L’album in verità non è male, ma neppure si può dire che convinca appieno o riesca a far immaginare un’autentica svolta nella carriera degli Orden Ogan. Procediamo con ordine però: lo stile fondamentalmente può ricondursi al power teutonico, con riferimenti in modo particolare a Gamma Ray, Primal Fear e Running Wild, con qualche accenno talvolta agli Iced Earth (specie in qualche approccio vocale), qualche venatura di heavy/folk alla Skyclad e cori dal sapore epico. I brani presentano una certa complessità di fondo e non possono considerarsi di facile ascolto: questo non perché siano caratterizzati da atmosfere difficilmente sostenibili o da arrangiamenti tali da renderli poco accessibili, ma semplicemente perché prescindono spesso e volentieri dalla classica struttura strofa-ritornello, costruendo invece soluzioni più varie e aperte, ma aumentandone così sensibilmente anche la durata, che si aggira in media intorno ai sei minuti. Non a caso, gli Orden Ogan avvertono ad un certo punto l’esigenza di alleggerire un po’ la tracklist, inserendo un brano più atmosferico come “Requiem”, seguito da “We Are Pirates”, canzone decisamente orecchiabile, briosa e con un refrain molto semplice, di quelli che restano subito impressi: scelta condivisibile, anche in considerazione del fatto che la conclusione dell’album è affidata a due tracce sensibilmente più impegnative (ma di certo anche tra le meglio riuscite) come “The Black Heart” e “Of Downfall And Decline”. Ad ogni modo, una volta addentrati, dopo i primi ascolti, nel sound degli Orden Ogan, l’album risulta senz’altro apprezzabile e, pur non spiccando per originalità, mostra il tentativo della band di creare qualcosa che vada oltre i soliti cliché. Probabilmente c’è ancora da lavorare in questo senso, ma, intanto, specie per gli amanti del power, l’ascolto di questo “Easton Hope” potrebbe far emergere spunti di notevole interesse.

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