“Fabula Magna” è il titolo del terzo album dei tedeschi Coronatus, band caratterizzata dalla presenza in line-up di due voci femminili. Contrariamente a quanto avviene abitualmente, infatti, dove ad una voce lirica femminile ne troviamo affiancata una maschile in growl, i Coronatus hanno la particolarità di affiancare alla soprano Carmen Lorch, il cantato rock di un’altra donna, Lisa Lasch. Non mancano poi cori e parti orchestrali, come da copione per il gothic sinfonico, con inserti anche di strumenti tipo violini e cornamuse che fanno capolino di tanto in tanto tra le canzoni. Il risultato non sempre è particolarmente convincente, per la verità. Se la voce di Carmen è senz’altro molto bella, non sempre trova un adeguato contraltare in quella di Lisa, per nulla dolce ma neanche abbastanza aggressiva. Dal punto di vista armonico poi sicuramente non aiuta il fatto che i Coronatus abbiano scelto di adottare per la maggior parte dei brani una lingua dura come quella tedesca, che non sempre si presta al cantato lirico e rende ancora più arcigna la perfomance di Lisa, causando, talvolta, effetti addirittura cacofonici: già con l’inglese sarebbe stata tutta un’altra storia, probabilmente. Il tedesco sicuramente meglio si presta ad altri generi e non è un caso, del resto, che tra i brani meglio riusciti possiamo annoverare due tracce che accolgono sonorità folk come “Der Fluch”, con tanto di cornamusa e “Der Letzte Tanz”, con una forte presenza del violino, che sembrano perfettamente cucite sullo stile di Lisa. Questo è un ulteriore aspetto da considerare: lo stile cerca di essere vario, ma non riesce ad essere sempre particolarmente affascinante: ad esempio, se un brano come “Flying By (Alone)” colpisce per il sue atmosfere dal sapore gitano, altri come “Wolfstanz” (nel ritornello) o “Kristallklares Wasser” sembrano usciti da una festa di crucchi ubriachi. Peraltro, questa circostanza lascia ancora più perplessi se si pensa all’aspetto internazionale che si è cercato di dare, almeno in apparenza, alla band, visti i nuovi ingressi che corrispondono ai nomi di Aria Keramati Noori, chitarrista iraniano e Todd Goldfinger, bassista americano. Altri brani di un certo interesse e che testimoniano la grande versatilità dei Coronatus sono “Tantalos”, sinfonica e con dei bei cori e “Josy”, con le sue atmosfere r&b e swing, arricchita da inserti di sax, davvero inaspettata e anche alquanto originale (questa in effetti sì, con un sound molto americano). In conclusione, i Coronatus si presentano come una band dalle molte facce, a tratti persino imprevedibile, magari anche alla ricerca disperata di soluzioni che possano presentare elementi di originalità, ma che probabilmente non ha ancora trovato il proprio assetto definitivo, visto che qualcosa da migliorare c’è sicuramente.






