Nell’approcciare al progetto dei franco-danesi Mnemic, non vi nascondo ci fosse in me una certa curiosità. Quest’ultima nacque dalla lettura della biografia della band, in cui si parlava di una difficile catalogazione del loro sound e di uno stile decisamente innovativo. La proposta, a conti fatti, è indubbiamente un ibrido, un insieme di vari generi che ora vi elencherò: Post-Thrash, Heavy Metal, Swedish Death e Metalcore. Accelerazioni, voce growl che si alterna a quella clean, ampi respiri che sanno di Nevermore e veemenza che ci fa tornare alla memoria gli In Flames. Il tutto prende la veste della moderna pietanza, grazie a suoni gonfi e alle predominanti contaminazioni. Definire però tutto ciò originale e innovativo è un azzardo, perché credetemi di “già ascoltato” c’è praticamente tutto. Alcune ambientazioni sembrano ricordare i Meshuggah - con debite proporzioni tecnico/attitudinali del caso - tanto da illuderci di una sferzata di interesse che diventa solo un miraggio. Tutto è un fuoco di paglia che inesorabilmente si spegne nell’alternarsi scontato veemenza/melodia. Curato negli aspetti di produzione e qualità, “Sons Of The System” diventa definizione di se stesso: figlio di mode e di un sistema che tende a stupire a parole ma non con i fatti. Full-lenght scialbo, in cui vi sembrerà di essere sempre allo stesso pezzo, nonostante sul lettore ci sia scritto track n. 6. I Mnemic sono al loro quarto album ma se continueranno su questa strada, senza metterci del loro, ci sarà poco da dire sul loro conto anche in futuro.






