Nuovamente in pasto ai fans sparsi un po' in tutto il globo ritornano gli italianissimi Necrodeath che dal lontano 1984 si sbattono in lungo ed in largo per diffondere la loro miscela sonora figlia indubbiamente di Venom, Celtic Frost, Bathory e Slayer. La band della quale rimane come membro fondatore il solo ed immenso Peso, batterista incredibilmente violento e tecnico che con tutta probabilità contribuisce alla nomea e alla riuscita dei Necrodeath, suona un trash black metal e si immerge con il nuovo “Phylogenesis” in un concept sulla genesi umana reclutando il chitarrista Pier Gonella (ex Labyrinth e mente degli stupendi Mastercastle) non propriamente affine a tali sonorità sulla carta, e che invece alla fine delle cose risulta donare una ben precisa struttura chitarristica alle songs donando più melodia e di conseguenza acuendo la componente di cattiveria nelle parti tirate. Belli e di classe gli assoli che si sposano a perfezione sul tessuto del songwriting, vedi la song “Extreme Emotional Shock”, e di raffinata eleganza, e vedi tutte le parti acustiche sparse quà e là nelle tracce, insomma, in poche parole Pier Gonella si mostra per quello che è, un uomo superiore che si addentra nei meandri del proprio strumento per trarne effetti sonori originali e sempre indiscutibilmente di gusto. La voce di Flegias risulta sempre ben cadenzata, violenta e trash, satanica in scream, malefica in sussurrati passaggi, misteriosa e ricercata in altri, anche se normalmente descritta come black metal a me invece ricorda molto il pesarese mitico Steve Sylvester, malvagio essere dell’occulto. A differenza del precedente album “Draculea“ il concept sul conte Vlad Tepes (ricordate?), sul nuovo “Phylogenesis” si preferisce marciare sulle sonorità di un ritorno alle origini del primo seminale album “Into The Macabre“, per molti vero must platter della band. Quindi a conti fatti la nuova release suona retrò per quanto riguarda la violenza espressa e l’attitudine, anche perché è inutile lodare il lavoro del batterista Peso, veramente un mostro di tecnica e violenza, rinfrescata dalla perizia chitarristica dell’ottimo Gonella. Ovvio è che pur risultando un buon lavoro questa ottava fatica dei Necrodeath, non si possa certamente gridare al capolavoro, anche perché le influenze dei genovesi restano sempre ben marcate nel loro dna, e questo è forse il limite più grande di questa band, che riprende riffs alla Slayer quasi non cercando di sforzarsi nel ricercarne di malvagi si, ma anche originali, evitando di rischiare mettendosi in gioco, preferendo la carta sicura al bluff pokeristico. Restando le cose cosi, sarà veramente difficile realizzare in futuro un album capolavoro ma la qualità si assesterà sempre su un livello medio alto. Fantastica la song “I.N.R.I.”. Ascolto consigliato a tutti.
venerdì, 03 settembre 2010
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Necrodeath - Phylogenesis
25 Giugno, 2009
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