"L'armonia che governa gli elementi che compongono un giardino è la stessa di quegli elementi che compongono la musica; entrambe creano bellezza". Questa frase, come si può leggere direttamente dal sito del gruppo, è il trait d'union delle canzoni di "Saphir", quasi un concept album sui giardini di ogni luogo e tempo, un viaggio tra la natura magica e simbolica che unisce idealmente i giardini pensili di Babilonia, i giardini arabi, gli hortus conclusum medioevali, i giardini zen e i "romantic garden" inglesi. Un viaggio sulle ali della bellissima musica degli Ataraxia, sui loro equilibrati arrangiamenti folk-neoclassici, sulle loro chitarre acustiche e sulle ricche percussioni, sulla voce di una Francesca Nicoli ispiratissima e leggiadra, capace di distendersi tra delicate declamazioni e brillanti escursioni vocali, il tutto con un' intensità lirica e una carica emotiva davvero toccanti. Dal punto di vista strumentale il corpus medioevaleggiante/rinascimentale viene dunque arricchito di suggestioni mediorientali e spagnole, proprio a sottolineare il viaggio ideale di cui si è parlato precedentemente. Su un sottofondo ambientale di tastiere si intersecano chitarre classiche e flamenco, delicati tocchi di pianoforte (non a caso l'album è dedicato ad Eric Satie, compositore di piano francese vissuto a cavallo tra l'ottocento ed il novecento) ed un ricco comparto ritmico. L'entrata del nuovo percussionista Riccardo Spaggiari (il quale va ad aggiungersi a Vittorio Vandelli e Giovanni Pagliari), dà un apporto importante in quanto si possono ammirare percussioni classiche ed orientali come darbouka, bendhir, timpani, udu, cembali e campane, tutte sapientemente dosate ed equilibrate. Questa magnifica alchimia tra melodie, ritmi e voci si mantiene sempre intatta e immacolata, non svanisce per tutta la durata del disco la cui musica vive quasi di vita propria e si evolve ad ogni ascolto. A coronare tutto ciò, la musica è supportata da testi curati e intensi in cui le parole scritte da Francesca vengono affiancate anche da poesie di Saffo, creando una piccola opera d'arte tout-court. Per finire riporto le parole di Francesca, che intervistata da Stereo Invaders nel settembre 2005 commenta così il disco: "'Saphir' è dedicato al mondo dei giardini, i giardini nella storia e nel mondo, i giardini segreti, immaginati, sognati, i giardini interiori, porte del sogno in cui uomo e natura sono ancora in armonia piuttosto che in contrapposizione, luoghi di delizia ed evidenza del creato, luoghi di preghiera e di meditazione..."






