Debut album di questi pazzi pazzi olandesi, al secolo Count August, Emperor Mark, Grev Drake (recentemente dimissionario dalla band); fanno parte della line up anche Lilith e Delilah, che non suonano alcuno strumento se non dimenare il proprio gentil corpo on stage. Non si può non rimanere conquistati dai Goddess of Desire, un autentico baraccone del metal più vero ed intransigente (ma anche molto dissacrante ed autoironico). Musicalmente le coordinate sono tra Venom, Motorhead, Destruction, primi Celtic Frost e Bathory (questi ultimi soprattutto per l’attitudine ed il look), oltre a tutte le influenze provenienti dal metal più “true” degli anni ’80. Per i Goddess of Desire la musica è anche spettacolo e pare infatti che i loro live sets siano davvero imperdibili e divertentissimi; del resto vi basta dare un’occhiata all’artwork di ogni loro release per rendervene conto. Questo “Let Us Win the War” è il loro esordio, targato 1997, il loro inno di battaglia, la loro dichiarazione di guerra al mondo. Devo confessare di adorare questa band, capace di infondere del proprio alla formula del rodato metal di un altro celeberrimo trio (Mantas, Cronos, Abaddon). Sesso, guerra e fierezza metal sono le principali tematiche delle liriche dei Goddess of Desire; chili di borchie, pelli barbarico-manoworiane, trucco satanico, affiorano dalle cassapanche delle nonne metal olandesi di questi tre guerrieri indomiti che, attenzione, musicalmente sfornano un signor disco d’esordio, ancora acerbo rispetto alle produzioni a venire (l’eccezionale “Symbol of Triumph” e il pur buono “Conquerors Divine”) ma schietto, diretto, travolgente. Lasciatevi sedurre dalle arti della “Mistress of Inferno”, seguite i Goddess of Desire in battaglia tra le note di “The Battlegorund”, inneggiate alla vostra fede con “Glory in Metal”, sconfiggete gli inquisitori in “War of the Crusade”, portate la mano al cuore durante il loro inno strumentale “Goddess of Desire”, date il metal ai metallari con “Metal to the Metals”, scatenate l’headbanging al suono di “Wall of Terror”. Chiude l’album “Doomsday Warrior”, un brano che più doomy non si può, la cui pesantezza disarmante vi schiaccerà definitivamente. “When you’ve got the time to go - come to see our Metal show - with girls & skulls & hellish fire - hail, we’re Goddess of Desire!”






