Onore al merito, gloria ai caduti, nello specifico, gli olandesi Goddess Of Desire, che il 13 maggio del 2009 piazzano fra il lusco e il brusco un comunicato sul loro website, annunciando la fine della band. Ahi Ahi, per chi come me li seguiva fin dal debut "Let Us Win The War", fu un sincero dispiacere. Ricostruendo la loro storia, anche grazie alle notizie biografiche riportate proprio sul loro sito, abbandonato ma ancora online, si traccia un percorso di vita artistica al quale è difficile non affezionarsi.
A metà dei '90, mentre il metal era stato pressoché disintegrato dal grunge, dall'alternative e dalla industrializzazione del rock, questi olandesi guardano con nostalgia al metal degli anni '80, ascoltano incessantemente band primitive e basiche come Motorhed e Venom, agognano il ritorno all'essenza di un sound puro e genuino. Uno più uno fa due, e l'allora trio crea una band, denominata Goddess Of Desire, le cui coordinate "filosofiche" saranno:sesso, Satana, gli anni '80 e tanta messa in scena. Al quarto show il gruppo è già in tv, e all'ottavo ha già oltrepassato i confini nazionali. I loro spettacoli si ammantano da subito di un alone di culto, per l'oltraggioso ricorso a simboli trasgressivi e rappresentazioni a tinte forti. Si ripropone un po' quello che accadeva con i Venom, i quali però, va detto, scioccavano le platee inglesi oltre ben tre lustri prima, praticamente in un'altra epoca storica; tuttavia, con le dovute differenze e sfumature del caso, in un momento discografico dominato dalla flanella e dei clangori delle catene di montaggio, i G.O.D. recuperano le più classiche e incontaminate sonorità del metal, e danno corso alla loro personale piccola leggenda.
"Let Us Win The War" esce nel '97, grazie ad una label locale (la Shivadarshana Records degli Impiety e dei Mortuary Drape). Count August, Emperor Mark, Grev Drake sono i servitori del demonio che intendono sconfiggere il cristianesimo e portare i Signori della Guerra sulla Terra a colpi di chitarre sferraglianti e batteria anthemica. Della band fanno parte a pieno titolo anche Lillith e Delilah (quest'ultima, compagna di Count August) due gran pezzi di figliole che si esibiscono come performer dal vivo assieme alla band, e che compaiono in ogni session fotografica dei nostri. Impossibile non rimanere stregati dal baraccone che i Goddess Of Desire mettono in piedi, la loro attitudine (tra le righe, dissacrante ed ironica), i loro costumi, le loro ragazze, tutto contribuisce ad esaltare le loro composizioni all'insegna della fierezza e della bellicosità (mai troppo seriosa però....vero cari Manowar?). Musicalmente le coordinate sono palesi, Venom, Motorhead, Destruction, primi Celtic Frost, Bathory...oltre a tutte le possibili ed immaginabili influenze derivanti dal metal “true” degli anni ’80. I G.O.D. condividono con molte di quelle band il senso dello "spettacolo" che il metal incarna, e dunque non si limitano a trascinare i fans a colpi di headbanging e riff indiavolati, ma cercano anche di catturare visivamente la propria audience, creando una narrazione che, per quanto bestiale e feroce, sia di presa sicura e duratura nelle menti di chi assiste ad uno show del gruppo. Chili di borchie, spunzoni, face painting e pelli barbariche accompagnano un album schietto, diretto, lineare magari ma "tellurico". I riferimenti autocelebrativi all'immaginario metal non mancano con titoli come “Glory In Metal” e “Metal To The Metals”.
Stabilito il culto si passa a "raffinarlo" (si fa per dire); due anni e arriva "Symbol Of Triumph", che personalmente ritengo il loro miglior lavoro. Qusto album non fa altro che riprendere la proposta musicale di "L.U.W.T.W." e renderla più matura, ricca, completa, elegante (si fa sempre per dire), pur rimanendo nell'ambito delle coordinate dettate dalla scuola venomiana. Ancora pseudo inni satanici ("Blaspheme Beasts Convoked", "Infernal Bestialities", "Diabolic Demolition"), ancora proclami metal ("Metal Forever", "Live For Metal"), ancora quello spirito manowariano spinto all'estremo ("Brother To Brother") tanto da sostituire Satana a Conan il Barbaro. I testi dell’album barcollano tra il nostalgico-celebrativo ed il ridicolo adolescenziale, con scontri demoniaci, supremazie infernali e asservimenti diabolici. Basta capire che fa tutto parte dello spettacolo.... E proprio gli show della band iniziano a diventare celebri e ad acquisire fama di per sé, tanto che una scritta campeggia sul sito della band: "I Goddess Of Desire sono una band che va vista dal vivo, almeno una volta nella vita".
Altri due anni ed è tempo di "Conquerors Divine". Emperor Mark non siede più dietro le pelli, al suo posto c'è nientemeno che Der Knüppelmeister ("il campione delle bacchette"), inoltre la band acquisisce una seconda chitarra, quella di Lord Arydon. Già la lettura della line-up tradisce che dei cambiamenti sono in atto. Il sound dei G.O.D. va configurandosi sempre più come un heavy metal classicheggiante, il cui retaggio di casa Venom rimane in background, lasciando emergere con vigorìa una vena più melodica e tecnica. Minimamente la band si snatura nel compiere questo passo, perdendo, a mio parere, una parte della propria carica dissacrante e arrembante, e omologandosi maggiormente al metal in auge. Gli anni '80 sono pur sempre il riferimento imprescindibile, tuttavia i G.O.D. sembrano porre più attenzione sulle composizioni, ragionano più a lungo sugli arrangiamenti, e spuntano financo derivazioni maideniane ("Rites Of War", "Conquerors Divine" il cui ritornello non fa prigionieri). L'album si rivela comunque piacevole, anche se la sua patina di maggior ricercatezza lo pone un gradino al di sotto della produzione storica.
Nel 2005 il popolo metal ancora non lo sa, ma esce l'ultimo album a firma Goddess Of Desire, "Awaken Pagan Gods", licenziato in pompa magna dalla Armageddon, sicuramente l'album più pubblicizzato della band. Si prosegue sulla falsariga della mini "svolta" operata da Conquerors Divine", sebbene senza mai abbandonare l'estetica guerriera e attaccabrighe tipica dei Goddess. Ancora una volta, accanto ad influenze bastarde ed intransigenti alla primi Sodom, Destruction, Venom, Motorhead, convivono riferimenti più addomesticati e "alti". In particolare le prime tre tracce del disco, poste dunque in posizione strategica, afferiscono proprio al nuovo corso, a scanso di equivoci nei confronti di giovani fan magari impreparati ad un assalto vecchio stampo, rozzo e grezzo. La band cerca di diversificare sempre più il proprio sound, ricorrendo a spunti black (“Dead End Street”), speed metal (“Majesty of Metal”, tra Agent Steel, Judas Priest ed Exciter) e al cantato in growl (“Booze”, una sorta di spassosissimo death & roll in chiave Goddess of Desire). Der Knüppelmeister non siede già più dietro le pelli (purtroppo morirà l'anno seguente), il suo posto è preso da tale Bastard, e pure il co-fondatore Grev Drake ha lasciato la band. La situazione stava già evidentemente deteriorandosi e, nonostante la band rilasciasse apertamente anticipazioni sul successivo quinto album (ad esempio nell'intervista concessa a Stereo Invaders), un nuovo capitolo della saga Goddess Of Desire non avrebe mai visto la luce, né le tenebre, tanto care agli olandesi.
Come detto in apertura, nel 2009 i nostri comunicano al mondo la fine delle ostilità. Un pragmatico Count August adduce le seguenti motivazioni allo split: mancanza di soddisfazione, difficoltà di portare avanti le session di songwriting, rimessa economica, mesta reazione ai demo fatti circolare per il nuovo album, una famiglia da mandare avanti, la sua ditta personale di merchandising da curare, la perdita dell'abilitazione/assicuraziuone per usare fuochi pirotecnici on stage, dunque un declassamento ed un impoverimento degli show dei G.O.D., parte integrante della vita della band, infine problemi nel reperimento di valide performer da far esibire on stage, da quando la moglie Delilah aveva abbandonato il suo ruolo per dedicarsi ai due bambini avuti dal Conte. Un remissivo August dunque saluta e ringrazia i fans, e chiude il capitolo Goddess Of Desire.
Oggi una reunion non si nega a nessuno e può anche darsi che un giorno verrà un nuovo tempo anche per i G.O.D.; nel frattempo, mi piace ricordare il Conte per come lo conobbi in occasione dell'Evolution Festival bresciano del luglio 2006, molto simpatico, con gli occhi vivacissimi, pieno di tatuaggi impressi su una pelle bianca come il latte. Tra i molti stand di magliette e dischi c'era quello del Conte, strapieno di t-shirt; ne comprai diverse, tra queste pure quella dei Goddess Of Desire; ricordo che si esaltò come un bambino per il mio acquisto. Gli dissi quindi che ero un fan della band e che aspettavo con ansia il nuovo album e lui mi fece capire che sarebbe trascorso molto tempo prima di vederlo pubblicato....ahimé, la sapeva già lunga.
Discografia:
1997 - Let Us Win This War
1998 - Awake at Wacken (VHS)
1998 - Symbol Of Triumph
2002 - Conquerors Divine
2005 - Awaken Pagan Gods
Links ufficiali:
www.goddess-of-desire.info
www.myspace.com/goddessmetal











