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Recensioni Novità Symphonity - Voice From The Silence
 

Symphonity - Voice From The Silence Symphonity - Voice From The Silence

Symphonity - Voice From The Silence

info

Titolo
Voice From The Silence
Etichetta
Anno
Durata
53 minuti
Nazionalità
Voto
8,5
Scritta da
Smaz

Dove eravamo rimasti? Ah già, gli Stratovarius si sciolgono, anzi continuano senza Timo Tolkki, anzi ecco Tolkki con i Revolution Renaissance, anzi Tolkki vuole fare un disco con i vecchi membri degli Stratovarius….. bene è meglio che i signori si diano una mossa perché un gruppo di ragazzi provenienti direttamente dalla Repubblica Ceca, accompagnati da un tedesco di nostra conoscenza, vengono a reclamare il trono rimasto vagante. Signore e signori ecco i Symphonity, che dopo aver pubblicato il primo CD sotto il monicker di Nemesis, arruolano l’ex Dionysus e Turilliano Olaf Hayer alla voce e rilasciano questo stupendo “Voice From The Silence” guidati dalla mano esperta di Sascha Paeth. Certo, nulla di nuovo all’orizzonte, ma per i fanatici del genere, un disco così mancava ormai dall’uscita di “Destiny” dei pluridecorati finnici. Velocità, tecnicismo, molta melodia, linee vocali accattivanti, sono gli ingredienti predominanti di questo disco che però trova in Olaf Hayer il suo punto di forza. Io l’ho sempre detto, Kotipelto non è mai stato un valore aggiunto per gli Stratovarius, anzi, molte volte ho trovato le sue interpretazioni molto monotone, soprattutto nei brani veloci e sulle note alte. Ascoltate bene la prova del Tedesco e rimarrete estasiati da tanta grazia. E gli altri strumentisti non sono da meno, a partire dalla coppia d’attacco Libor Krivak alle chitarre e Ivo Hofmann alle tastiere che con i loro virtuosismi esaltano la vena sinfonica della band, e micidiale è la sezione ritmica formata da Tomas Celechovsky al basso e da Martin Skaroupka alla batteria. Come ogni CD di power metal che si rispetti, non poteva mancare l’intro strumentale, qui chiamata “La Morale Dell'Immorale” piccolo brano crescente che serve per far esplodere “Give Me Your Helping Hand” dove troviamo l’immancabile UNTA’UNTA’UNTA’(da leggere tutto d’un fiato) tanto caro a Jörg Michael, ma a colpire è la notevole potenza sonora che contrasta con il cantato melodico e sublime di Olaf. E si nota subito che qui il tastierista non fa da spalla, ma ha un ruolo preciso da comprimario. Sono stupefatto dalla bellezza del pezzo soprattutto nel break strumentale. E cosa dire della seguente “Gates Of Fantasy”, con quegli stacchi sinfonici e folk che si alternano ad una ritmica possente, e che ricordano quanto Olaf ha cantato alla corte di Luca Turilli. Sbalorditivo. “Bring Us The Light” è un mid-tempo melodico dal chorus molto orecchiabile, caratterizzato da fraseggi sinfonici chitarra/tastiera, ma ecco “Salvation Dance” che si abbatte su di noi come un fulmine a ciel sereno; il brano è veloce, potente, con il bassista in primo piano che segue le veloci note di chitarra. Come struttura, specialmente nella linea di batteria, veloce e piena di stacchi, il brano ricorda “Eagles Fly Free” degli Helloween, ma poi gli intermezzi sinfonici riportano il pezzo sui canonici temi. Ed eccoci arrivati a “The Silence”, brano diviso in tre parti, il prologo è “Memories” che è un piccolo strumentale al pianoforte, seguito dalla epica “In Silence Forsaken” e concluso dalla parlata “Relief Reverie”. “In Silence Forsaken” è forse il brano più Stratovarius che gli stessi Stratovarius non hanno mai scritto. Epico, bombastico. Da pelle d’oca. Una miriade di cori introduce la ruffiana “Searching You”, brano simpatico e leggero, senza pretese. Ma il meglio deve ancora venire. “Evening Star” è magnifica. Grande cavalcata con Olaf sugli scudi. Questo singer è micidiale. Ascoltate come canta la melodia del chorus, con quelle superbe variazioni di tonalità. Il brano presenta anche un piccolo intermezzo sinfonico preso da un’opera di Mozart. Chiude il CD lo strumentale al piano “Afterlife”, che contiene come traccia nascosta la cover molto riuscita “Irgendwie, Irgendwo, Irgendwann” di Nena. Grandi emozioni per i fanatici del genere, ve l’assicuro. Comunque niente di nuovo sotto il sole. Ma mi auguro che questo sole dei Symphonity splenda per sempre. Brano Migliore: “Evening Star”. Brano Peggiore: Nessuno.

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